FINE 800-INIZI 900: NASCE AL PIGNETO UN PICCOLO DISTRETTO INDUSTRIALE

DA UN LATO  la costruzione, a partire dalla metà dell’800, del rivoluzionario sistema dei trasporti ferroviari a ridosso della antica Porta Maggiore nella periferia orientale di Roma coltivata a ortive e vigneti e DALL’ALTRO  la presenza abbondante dell’acqua trasportata  negli antichi Acquedotti romani ancora in funzione dalle alture orientali fuori Roma COSTITUISCONO due elementi  strutturali importanti che favorirono, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, la nascita di quello che Carmelo Severino nel suo libro “Roma mosaico urbano,il Pigneto fuori Porta Maggiore” chiama un piccolo distretto industriale ante litteram. Distretto che occupa diversi ettari dando lavoro a centinaia e centinaia di operai.

Altro elemento, insieme all’innovativo sistema dei trasporti ed alla ricchezza di fonti idriche, che favorì negli anni post unitari l’insediamento, appena fuori Porta Maggiore, lungo le consolari di via Prenestina e via Casilian, di numerosi stabilimenti indistriali fu certamente anche la politica daziaria che favoriva chi aveva depositi di merci fuori dalle Mura.

La composizione sociale del Pigneto resterà a lungo, almeno fino alla fine degli anni 70, segnata da questo imprinting anche se nel secondo dopoguerra il destino di quest’area prenderà un altra direzione e sarà la Tiburtina a diventare la zona delle fabbriche operaie per antonomasia. Ma tra la fine dell’1800 ed i primi del 1900 sembrava che questo destino spettasse al suburbio fuori Porta Maggiore.

In quegli anni abbiamo il nucleo compatto dei ferrovieri dello scalo merci di Porta Maggiore e di San Lorenzo, i ferrotranvieri della società tramways-omnibus, gli operai alimentaristi della Pantanella e del Molino centrale dei fratelli Franco, gli operai metalmenccanici delle officine Tabanelli, gli edili della Carlo Gabellini, i trasportatori ed i cavallari della Casilina e della Gondrand, i netturbini del deposito della nettezza urbana, i chimici della Serono.

Solo più tardi nel 1922 invece verra posta la prima pietra della Viscosa, sul lato sinistro della Prenestina verso l’attuale largo Preneste che verrà inaugurata due anni dopo e darà lavoro a oltre 3500 operai.

Dicevo che questa caratteristica di forte presenza operaia e di lavoratori delle ferrovie e dei trasporti pubblici è stata la caratteristica sociale principale di questa area della città e anche quando il distretto produttivo si è trasferito in altri luoghi della città qui si è mantenuto quel vecchio tessuto insediativo.

Almeno fino alla fine degli anni 70, quando inizia un lento processo di trasformazione sociale culminato oggi nella presenza di un ceto sociale molto diverso e più radical chic.

Questa antica caratteristica sociale la si evince leggendo la storia della vendita in piccoli lotti da cui nacque il Pigneto attuale sempre tra fine 800 ed inizio 900. Una storia avvincente come un romanzo raccontata nel libro sopra citato dell’architetto Severino il quale, attraverso una meticolosa ricerca negli archivi notarili, ha ricostruito dai rogiti d’epoca le figure sociali medio basse che acquistavano quei piccoli pezzettini di terra da cui nacquero le casette di via Grosseto, via Campobasso, via Caltanissetta, via Pesaro etc. etc, al di quà ed al di là del vallone ferroviario che in quegli anni tagliò in due il quartiere.

E’ in questo quartiere operaio denso e compatto, povero e solidale, che io sono cresciuto, è qui che ho svolto gran parte della mia attività politica, è qui che ho conosciuto i figli ed i nipoti di queli operai che agli inizi del 900 formavano un ceto impenetrabile anche per il fascismo. Ed è da loro che ho ricevuto la mia formazione politica principale.

E fu qui che nel 1952 fu costruita appunto la Chiesa di San Leone al piazzale Prenestino, voluta appositamente dal papa di allora e dall’azione cattolica in un avamposto che loro consideravano ateo e comunista tanto da intitolarla a San Leone perchè, come mi raccontò sorridendo Don Vito, il mio amico parroco, San Leone era quello che aveva fermato gli Unni venuti dall’est (ed il Pigneto stava nella zona est di Roma ed era piena di comunisti legati alla Russia).

E fu qui, a poche decine di metri da San Leone, l’8 agosto del 1944 (Roma era stata liberata nel giugno) che in via Fortebraccio 1 si insedia la sezione locale del PCI di cui Carmelo Severino, spulciando negli archivi della cooperativa dei tramvieri proprietaria dei locali di via Fortebraccio, ha trovato il primo contratto di affitto datato appunto 8 agosto 1944 per la somma di 150 lire al mese.

E poi negli anni 70, all’epoca dei Sindaci comunisti, le riunioni con i baraccati del borghetto Torrione fatte insieme a Don Pratesi, prete della parrocchia di San Leone nata per fermare i comunisti, riunioni per costruire il movimento di lotta per la casa e le riunioni a via Fortebraccio 1 o in Parrocchia per aiutare gli assessori comunisti  nel compilare le liste degli aventi diritto che vivevano nelle baracche di cartone, lamiera e carta catramata.

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Enzo Puro
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