Cartoline da Piacenza

Piacenza, se non lo sapete, è l’ombelico del mondo, il posto in cui le dinamiche nazionali si riproducono a livello locale, il paradigma dell’universo o per lo meno la cartina di tornasole della politica nazionale. Da Piacenza viene Pierluigi Bersani ma anche il “secondo” di Renzi, ovvero l’ex sindaco della città Roberto Reggi, passando per qualche deputato e senatore di destra (Foti e Polledri) con  vaghi ricordi di Bossi e Tremonti a Pecorara (amena località dell’alta Valtidone) quando venivano per la festa della zucca, quando ancora la Lega era forte e al governo, praticamente un anno e mezzo fa, prima che indagassero un assessore provinciale leghista per una storiaccia di pannelli solari ( arrivò poi il declino della Lega, che però localmente si dice non doma). Piacenza è una città difficile, una città di frontiera, abbastanza “bianca” come la nebbia che l’avvolge nel periodo invernale e decisamente “verde” come il colore che ammanta le sue vallate popolate da ricchi e taciturni milanesi e molti vip nazionali che poco si interessano della vita locale. Il rosso è quello del gutturnio che non  è molto brillante né tantomeno frizzante visti i risultati delle primarie dei candidati del PD.  Un duello tra l’ex deputato Paola De Micheli e il consigliere provinciale Marco Bergonzi. Un “non duello”, non c’è stata proprio storia. Ma lungi dal pensare che fosse un “pacchetto pre-costituito”, questo avrebbe voluto dire che la De Micheli avrebbe dovuto battersi con l’alter ego di Renzi, Roberto Reggi, il giovane ex sindaco di Piacenza, il sindaco delle rotonde, l’uomo rinnegato dal suo stesso partito (Pd). Insomma no, evviva la De Micheli con la benedizione di tutti, soprattutto della dirigenza: è una donna, è giovane, è stata attiva in Parlamento, ed è quanto di meglio il locale posso esprimere di “nuovo”. Già perché ad esempio Renzi, nel mio comunello di quasi 15 mila abitanti, per le primarie nazionali, aveva scelto come supporter, “nuovo che avanza”, tre ex assessori la cui età sommata navigava bellamente sui 180 anni. Ma Reggi ha avuto il coraggio di alzare la voce e sapete, a volte è bene non alzarla troppo, se poi dopo ti “epurano” con metodi “stalinisti” (dichiarazione di Reggi alla Zanzara di radio24). La dirigenza (Stumpo, Migliavacca e anche Errani) ha interpretato in modo “bulgaro” alcune delle sue affermazioni e poi, dopo la sconfitta, non è nemmeno stato recuperato in lista con Bersani in “zona Cesarini”. Perché chi perde, perde, punto. Il problema forse sarà in futuro che chi vince non si comporti poi con le stesse regole del passato: cambiare tutto per non cambiare niente. Le cartoline da Piacenza insomma sono un po’ sbiadite, la partecipazione politica è sonnecchiosa con sporadici espluà nel digitale, sempre salutate come “evento miracoloso” dall’unico media ufficiale e paludato (si perché come nel resto d’Italia anche a Piacenza la stampa e la televisione ha subito pesantemente la crisi). Ma poi, detto tra noi, non lamentiamoci che c’è di peggio. Se si vuol migliorare basta solo fare una cosa difficilissima: partecipare alla formazione delle decisioni della comunità. Però è doloroso, dopo 20 anni di “lobotomia politica”. Non impossibile, da qualche parte bisogna pur cominciare …..

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