Bestiario della comunicazione politica in Italia (prima parte)

Appunti rapidi sulla comunicazione politica messa in campo da partiti e candidati per la campagna elettorale in vista del voto di febbraio.

montiIn un Paese (il nostro) dove i pochi che usano Twitter hanno finito per formare una sorta di setta elitaria, le rapide incursioni dei leader politici, Mario Monti in testa, devono essere sembrate lampi in un cielo agostano, limpido e trasparente. Monti, evidentemente ben consigliato, ha usato Twitter così come si dovrebbe. Brevi cinguettii di attualità, annunci consumati in qualche ora. Ribattuti dalle agenzie nostrane e finiti poi nei notiziari della sera, nelle pagine dei quotidiani. Caso mai il provincialismo italiota ha trovato spazio negli articoli dei settimanali, nei titoli gridati in copertina, dove  la discesa, o la salita, dei leader nei social network è stata osannata. Così che la scoperta dell’acqua calda è stata salutata alla stregua della scoperta dell’America.

berlusconi-twitterCaotici i passaggi su Twitter di B.&Co., che evidentemente hanno affidato la gestione del social a collaboratori scarsi nella conoscenza del mezzo. Ma si sa, il Cavaliere ai social preferisce di gran lunga la televisione. E l’ha invasa come da copione andando ovunque. Con il suo carrozzone da guitto ha attraversato l’etere raggiungendo città e campagne. Il canovaccio è sempre lo stesso. Cambiano le battute, gli affondi, le dichiarazioni studiate per avere anche le prime pagine dei quotidiani.

ingroia-thorL’altro social, Facebook, è presto diventato il regno degli internet meme. Quello lanciato dai sostenitori di Ingroia è risultato al momento il più riuscito (noi qui ne abbiamo scritto per primi), se non altro per le  reazioni di chi ha gridato alla grafica lesa e di chi ha diffidito, l’editore Bonelli, dall’usare l’immagine di Dylan Dog per sostenere la formazione politica.

Ma Facebook resta il terreno di caccia dei candidati locali, ciascuno con il suo pubblico di riferimento, grande o piccolo (talvolta addirittura inesistente). Tra i tanti “vota Antonio, vota Antonio”, la fanno da padroni quei soggetti presenti nel social da più tempo. L’improvvisazione paga poco o niente e gli scaltri abitatori di Face non gradiscono le discese improvvise, per non dire improvvide, di quei ” che appaiono in rete solo un mese prima delle elezioni e che poi svaniscono nel nulla appena eletti. Meteore impazzite, spesso vissute dagli utenti del social alla stregua di Troll fastidiosi.

civati

Scarso, per non dire inesistente, l’uso di altri social quali Flickr, Tumblr e Instagram. YouTube viene considerato alla stregua di un “deposito” di video da rilanciare altrove.

I blog e i siti personali (fatte salve rare eccezioni come quella di Pippo Civati) risultano accumuli di doc che mai nessuno leggerà.

Manca in Italia la cultura dell’uso integrato dei vari mezzi che la rete mette a disposizione di chi vuole affidare la sua narrazione alla rete (1. continua)

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