Viaggio in Italia – Pompei

Il quotidiano francese Liberation ha pubblicato nel numero del 19 febbraio 2013 un lungo servizio dedicato all’Italia prima del voto. Si tratta di una analisi approfondita della società italiana fotografata nei giorni immediatamente precedenti il voto del 24 e 25 febbraio.

La copertina del quotidiano Liberation
La copertina del quotidiano Liberation

Come il resto dei siti archeologici italiani, le vestigia napoletane sono state abbandonate per lunghi anni, vittime dei tagli e della corruzione.

Pompei, la storia che cade in rovina  

Piove a Pompei. I blocchi della scura roccia vulcanica che pavimentano le vie dell’antica città sono scivolose come saponette, i solchi antichi dei passaggi dei carri affossano i tacchi. Meglio salire sui marciapiedi e sui ciottoli millenari. D’inverno, il sito rifugge la folla, cosi è possibile godersi in tutta tranquillità la città sepolta, nel 79 DC, dalla lava del Vesuvio, e lasciarsi andare alla dolce magia. Ma questo 6 febbraio i turisti si sono trovati accerchiati da un corteo rumoroso di fotografi e cameramen mentre filmavano una delegazione ufficiale fino alla Casa dei Dioscuri. Ci sono tre ministri italiani, Anna Maria Cancellieri, Fabrizio Barca, e Lorenzo Ornaghi, intorno al commissario europeo responsabile per le politiche regionali, Johannes Hahn. A tre settimane dalle elezioni legislative, il casco in testa, hanno inaugurato i cantieri per un intervento che dovrebbe ridare l’antico splendore al sito archeologico. Il Grande Progetto Pompei (GPP), finanziato per 105 milioni di euro, di cui 42 milioni stanziati dall’Unione Europea, dovrà porre rimedio all’incuria in cui è stato lasciato questo splendido museo a cielo aperto, classificato come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 1997. Obiettivo principale del GPP, il restauro di cinque case danneggiate e la creazione di un sistema di condutture dell’acqua piovana, allo scopo di preservare le rovine dall’umidità, e tutto entro il 2015.

Tetti sfondati, domus condannate

Pompei è decrepita. Le erbacce invadono i sassi, cadono a pezzi gli intonaci, gli affreschi sbiadiscono, i cani randagi gironzolano. Mappa alla mano, cerchiamo le famose ville dei Casti Amanti, dei Vettii , troviamo i cancelli chiusi, le entrate bloccate e le facciate nascoste dalle impalcature. “Cinquant’anni fa era possibile visitare cinquanta zone, oggi solamente cinque sono accessibili”, si lamenta Johannes Hahn.                          Su una quarantina di  domus catalogate, solo tre o quattro sono praticabili, le altre sono chiuse per il timore di crolli oppure sono aperte solo su prenotazione. Via dell’Abbondanza, la strada principale, è bloccata  da una rete. Oltre si trovava la Casa dei Gladiatori, crollata nel novembre 2010, che ha attirato l’attenzione del mondo intero. Le forti piogge hanno formato infiltrazioni sul terrapieno adiacente provocando il crollo del tetto di cemento, costruito per proteggere il sito secondo un metodo usato nel dopoguerra. Da allora le frane si sono susseguite, nella Casa del Moralista, quella di Loreius Tiburtinus e nella Villa dei Misteri. All’inizio del 2012, la sovrintendenza di Pompei ha pubblicato una carta dei rischi, secondo la quale la metà del sito minaccia di crollare! Al di là del degrado causato dal turismo di massa, dai metodi sommari dei primi scavi e dal vandalismo, al di là della difficoltà di mantenere un sito archeologico così esteso (69 ettari, di cui 45 scavati), la rovina di Pompei è diventata simbolo di un’Italia in perenne stato di calamità culturale. A Roma, il Colosseo, annerito dalla circolazione delle automobili, si sta sgretolando, un perimetro di sicurezza è stato installato per proteggere i passanti. La Domus Aurea di Nerone è stata chiusa dopo un crollo. Alla Fontana di Trevi lo stucco va a pezzi. A Tivoli, la Villa Adriana vacilla. A Pisa “il sito si trova nello stesso stato di  Pompei”, avverte il sovrintendente. Nella galleria degli Uffizi a Firenze, un affresco si è staccato.

Un sito gestito come un McDonald’s

Con 47 dei 962 siti classificati dall’Unesco, l’Italia è il paese meglio “dotato” del mondo. Ma la custodia di questi giacimenti di cultura non è mai stata la priorità dei governi che si sono succeduti. Come ha denunciato l’estate scorsa la Corte dei Conti, sottolineando la carenza di manutenzione delle aree archeologiche, la mancanza di trasparenza dei mercati annessi, i tagli del personale e dei fondi.

I fondi destinati alla cultura non cessano di inabissarsi, nel 2011 è stato allocato lo 0,19% della spesa pubblica, cinque volte meno che in Francia. Con la crisi la situazione è peggiorata. A Ercolano, 15 km da Pompei, le rovine antiche sono scampate dal declino grazie alla fondazione americana Packard. I lavori di restauro durano già da dieci anni. Luisa Bossa, ex sindaco di Ercolano, oggi deputato alla camera per il PD, spiega che il patrimonio culturale “sta pagando le conseguenze degli anni di governo Berlusconi” e la “visione mercantile del patrimonio storico e culturale”, è stata riassunta nella dichiarazione dell’allora ministro Giulio Tremonti, ”La cultura non sfama.”

“Da sempre considerano la cultura, la nostra storia, senza valore”, s’indegna Luisa Bossa. “L’Italia dispone di circa  l’80% del patrimonio culturale mondiale, tutto questo avrebbe creato una fortuna in altri paesi. Hanno messo le mani su Pompei, e l’hanno gestita come fanno i managers di McDonald’s!” Di soldi per Pompei ce ne sono, continua, tra la presenza dei turisti, 2,3 milioni l’anno, i contributi regionali, fondi privati o dell’UE. “Pompei patisce le conseguenze, da quando nel 2008 è passata sotto la responsabilità delle Protezione Civile”, denuncia la deputata. “La nomina di Marcello Fiori a commissario straordinario ha spodestato la sovrintendenza e ha derogato le procedure dei mercati pubblici!”

Zone d’ombra di cui si sta occupando la magistratura napoletana: il commissario Fiori è indagato per corruzione, frode, abusi di potere, fatture manipolate e truffa ai danni dello Stato. Nel cuore dello scandalo: il restauro del teatro antico di Pompei. L’impresa BTP, assegnataria dei lavori senza gara d’appalto, ha riversato colate di cemento, ricoprendo gli antichi gradini di basalto sulla scena del Teatro Grande, sfigurandolo. Il tutto per un costo 400 volte più elevato.

La Camorra  in agguato

Per rompere con le avversità ed evitare le infiltrazioni della camorra, Johannes Hahn, sul Grande Progetto Pompei, promette la totale trasparenza. Per garantire la sicurezza del sito è stato nominato un prefetto insieme ad una task force, incaricata di sorvegliare la legalità delle imprese. La Camorra, che controlla il mercato del lavoro anche nell’entroterra napoletano, si è sempre accanita su Pompei traendo profitto dai fondi d’urgenza destinati ad arginare il degrado. “Gli archivi della sovrintendenza di Pompei mostrano che la Camorra è presente già dall’inizio degli scavi, al tempo dei Borboni”, osserva Patrizia Nitti, direttrice del museo Maillol di Parigi e organizzatrice di un’esposizione su Pompei nel 2011. “Qualora il sovrintendente non fosse stato loro complice, la Camorra si scatenava con i furti per affondarlo. Essere sovrintendente a Pompei, è sempre stato un compito molto delicato.”

Per Antonio Irlando, innamorato del sito sin dall’adolescenza,“non c’è tempo da perdere, ogni anno,    150m2 di affreschi e di stucco sono persi per assenza di manutenzione”. Scottato dai molteplici piani d’urgenza, resta dubbioso sul Gran Progetto Pompei:” Si tratta di un intervento straordinario, che ha molta visibilità. Sistematicamente, ci sentiamo ripetere dai diversi governi che hanno salvato Pompei…” Secondo lui, per salvarla davvero bisognerebbe ristabilire una manutenzione regolare. “Quarant’anni fa, esistevano 120 artigiani altamente qualificati che lavoravano a Pompei, ne erano affezionati. Se ne occupavano come dei padri di famiglia.”  Ne restano solo 6 mentre i lavori sono puntualmente effettuati da società private. Per questo immenso sito archeologico ci sono solo 25 guardiani. Non c’è da sorprendersi se regolarmente avvengono i furti. Nel 2003, due affreschi appena riesumati sparirono, li hanno ritrovati tre giorni dopo nel cortile di un vicino imprenditore; nel 2009, i carabinieri avevano scoperto un tunnel utilizzato per evacuare le vestigia, mosaici, e vecchie monete. “Da italiano, provo vergogna”, confessa Antonio Irlando.

Nel 2010, costernato dal crollo della Casa dei Gladiatori, lo scrittore Erri de Luca aveva proposto di ricoprire Pompei di cenere, “l’unico modo per salvarla per le future generazioni”, l’Italia è “incapace di tramandare la bellezza che abbiamo ereditato”.

Envoyée spéciale à Naples (Campanie) ÉLIANE PATRIARCA

Traduzione The Frenchbo