Matteo e l’Assemblea

L’intervento di Matteo Renzi all’Assemblea nazionale Pd dell’11 maggio 2013.

Renzi è distante anni luce dal mio modo di intendere la destra e la sinistra. Non a caso lui si considera fuori da queste categorie, ritenendole sorpassate. È capace di comunicare a chi la pensa molto diversamente, di ricondurre diverse sensibilità sotto lo stesso denominatore comune. Una qualità non c’è dubbio, almeno nell’Italia di oggi. Alla capacità di comunicare aggiunge un pragmatismo disarmante, per certi versi seducente. Ieri all’Assemblea Nazionale del PD, di fronte ad una platea “fredda”, è riuscito a raccontare il suo punto di vista come se fosse accompagnato da entusiastiche mexican wave.

Ha invitato a superare la “frontiera della paura”, ad incrociare i sentimenti più profondi degli italiani per risvegliarne la voglia di cambiare, ad andare oltre le componenti, ad essere leali, a non “subire” il Governo fatto con l’avversario, a costruire un partito innovativo, capace di affrontare il tema del lavoro da entrambi i punti di vista, quello dei lavoratori e quello degli imprenditori, ecc.

Che dire? A differenza di tante “comparse”, lui il compito lo ha svolto da primo della classe, ma solo per il gusto di prendersi un 10 e lode!

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