Il ladro dell’agenda rossa

Cattura

19 luglio 1992. Palermo. Nei minuti successivi alla strage di via D’Amelio un uomo, riconoscibile dalla pettorina da poliziotto, si allontana con una borsa in mano. Lo si vede chiaramente in un filmato di quei tragici istanti ricostruito mettendo insieme spezzoni realizzati da diversi operatori.

Ma non è lui l’uomo di cui voglio parlare. L’individuo che interessa la nostra storia è vestito in modo diverso, ha un abito elegante, modi decisi. Fermato da un poliziotto che lo vede con “qualcosa” in mano, lui risponde tranquillo di appartenere ai servizi segreti. Poi scompare dalla scena della strage prima che l’area venga isolata.

Tanto per dovere di cronaca vale la pena ricordare che l’area resta accessibile a chiunque per oltre mezz’ora. Un’assurdità dal punto di vista investigativo. Ma forse il “ritardo” non è stato casuale, non è stato una conseguenza della confusione, forse l’altro uomo, quello vestito elegantemente, quello che si qualifica come appartenente ai servizi segreti, quello dai modi decisi e sicuri sapeva di poter contare su una manciata di minuti per fare il suo “lavoro”. Un lavoro sporco: recuperare l’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino e consegnarla a “chi di dovere” per farla sparire, per distruggerla. Sì, perché in quell’agenda, forse, c’erano dei nomi, degli appunti, delle considerazioni su uno degli episodi più inquietanti della storia della Repubblica: la trattativa Stato – mafia.

Grazie al video “ricostruito” ora sappiamo che l’uomo col vestito elegante ha anche un volto riconoscibile. La procura di Caltanissetta ha ottenuto dai servizi segreti italiani un album con i volti degli agenti in servizio a Palermo nell’estate del 1992. Le foto saranno confrontate con quelle degli uomini individuati nel filmato. È forse l’ultima pista per tentare di individuare il ladro dell’agenda rossa.

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