Barca: “Se il sapere è diffuso allora la conoscenza va estratta da una moltitudine di soggetti”

Il liberismo si basa sull’illusione che pochi abbiano a disposizione il sapere necessario a garantire il migliore dei mondi possibili. Un mondo dove la concorrenza del mercato assicurerà a tutti anche i migliori prodotti o servizi. Così Fabrizio Barca ha sintetizzato la sua critica al sistema di pensiero che ha devastato il mondo negli ultimi 30 anni al convegno di Left  sul ruolo che la cultura (intesa come insieme di saperi), può avere nella ricostruzione della democrazia in Italia.

Prima di Barca, Salvatore Settis aveva evocato lo spettro della democrazia senza popolo e aveva cercato nella Costituzione e nell’associazionismo la possibilità di porre rimedio al disfacimento della politica, dei suoi stanchi interpreti e dei partiti divenuti contenitori vuoti di saperi.

Fabrizio Barca è partito da un’affermazione che in questi giorni va ripetendo spesso: tutto gira intorno al sapere. Il liberismo auspica la riduzione, o addirittura l’abbandono delle funzioni dello Stato, perché si fonda sulla convinzione che pochissimi tecnici e politici hanno le competenze per decidere. Volendo usare una metafora lo Stato liberista è piccolo piccolo, come un ducato, o un principato e il potere è nelle mani del principe e della sua ristretta corte.

Riflettete – ha sollecitato l’ex ministro della Coesione Territoriale – su una frase divenuta addirittura abusata: ci vogliono più poteri al presidente del Consiglio. Iniziò a chiederlo Berlusconi, seguito poi da tutti gli altri presidenti succedutisi negli ultimi venti anni. È noto che questo è falso. Il presidente del Consiglio in Italia ha molti più poteri del presidente degli Stati Uniti perché il potere di interdizione del Congresso è di gran lunga superiore a quello del nostro Parlamento. Presidenzialismo, semi presidenzialismo, semplificazione, altre parole magiche usate spesso nella convinzione che una realtà complessa possa avere una governance semplice. Cosa c’è dietro il concetto di semplificazione se non il fatto che pochissimi potranno decidere tutto?”

Una meravigliosa  idea che l’Europa ha contribuito a regalarci, quella di partenariato, afferma il contrario dell’illusione liberista, ovvero poiché noi non sappiamo, dobbiamo andare nella direzione della moltitudine di soggetti beneficiari e produttori che invece conoscono bene i loro problemi. Questa idea è stata stravolta negli ultimi venti anni con la concertazione da tavolo, dove pezzi di classe dirigente sempre meno rappresentativi si riuniscono con le altre parti cercando accordi e non saperi“.

Un governo senza rapporti con i partiti, diciassette persone, forse anche di valore, chiuse nel palazzo, diciassette persone senza i saperi necessari a fare le scelte giuste per il Paese“, questo è stato il giudizio di Barca sugli ultimi mesi del governo Monti, quando ha affrontato malamente la questione dell0 sviluppo. Se il sapere è diffuso allora la conoscenza va estratta da una moltitudine di soggetti. Per Barca la strada è quella del rovesciamento. Non più pochi funzionari seduti attorno ad un tavolo, ma la voce di un intero popolo.

Noi siamo nell’Unione Europea perché abbiamo ceduto sovranità ad un soggetto terzo in cambio di pace e giustizia, ma se abbiamo l’impressione che quel soggetto non è più in grado di garantirci o l’una, o l’altra allora possiamo mettere costituzionalmente in dubbio la nostra appartenenza. Solo prendendo posizioni dure, come quella che ha preso la Corte Costituzionale tedesca possiamo riconquistare un ruolo decisivo e ottenere il rafforzamento della sovranità europea“.

La Costituzione, le associazioni, sono due gambe importanti per una mobilitazione cognitiva che ci porti fuori dall’incubo della democrazia senza popolo – ha quindi concluso Barca – ma ne occorre anche una terza, ovvero i partiti“.

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