Cronaca di un giorno difficile

Definizioni nuove, ma dal sapore un po’ d’antan, accompagnano la vita del governo Letta. Si va da “convergenze non parallele” a “democristianismo della peggior specie“. Chissà quali altri sconvolgimenti subirà la nostra bella lingua prima della fine?

L’evocazione di quella prassi, sintetizzata in una parafrasi odorante d’incenso, ovvero “liturgie democristiane“, la si deve a Matteo Renzi, di radici democristiane pure lui, ma al momento stizzito per l’eccessiva lentezza con la quale un altro figlio della DC, Enrico Letta, sta trattando il tema cruciale del suo mandato: l’abrogazione del Porcellum.

Banalmente la vicenda è girata tutta intorno ad una mozione presentata dal deputato (renziano) Roberto Giachetti, e firmata da vari parlamentari tra cui Pippo Civati. Di seguito una sintesi della mozione. La Velina Rossa (agenzia ispirata da un’area molto vicina a Massimo D’Alema), ha accusato il sindaco di Firenze di essere il regista occulto della mozione Giachetti.

La Camera,
premesso che:
il Presidente del Consiglio dei ministri nelle sue dichiarazioni programmatiche ha sottolineato l’assoluta priorità di una modifica della vigente legge elettorale;
(…) la Camera dei deputati, pur nel rispetto dell’iniziativa governativa, si attivi immediatamente per esaminare le numerose proposte di legge in materia che, a partire dall’inizio della XVII legislatura, sono state depositate da deputati appartenenti a diversi gruppi parlamentari;
(…) occorre intervenire improrogabilmente sulla questione del premio di maggioranza, così come raccomandato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 15 del 2008. 

(…) l’elevato numero di sottoscrizioni raccolte per la presentazione di quesiti referendari in materia elettorale nel 2009 e nel 2011 (…) dimostra come sia diffusa già da tempo nell’opinione pubblica la convinzione che l’attuale sistema elettorale debba essere rapidamente cambiato;
i recenti risultati elettorali hanno definitivamente evidenziato come l’attuale legge sia del tutto inidonea al raggiungimento di un risultato elettorale che garantisca la governabilità del Paese;
nell’attuale complessa situazione politica la legge elettorale costituisce di per sé un’emergenza istituzionale e rappresenta un presupposto necessario rispetto a qualsiasi altra riforma;
in questo contesto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, l’unica modifica al vigente sistema che possa coagulare in tempi brevi il consenso di un’ampia maggioranza parlamentare è il ritorno alla previgente disciplina, ovvero al cosiddetto Mattarellum; si tratta di una riforma da approvare subito per garantire che un’eventuale consultazione elettorale anticipata non si realizzi più con l’attuale legge elettorale, ma che allo stesso tempo potrà essere superata qualora in sede di riforme costituzionali si approdi a soluzioni che richiedano un sistema elettorale diverso, 
impegna sé stessa ed i propri organi, ciascuno per le proprie competenze, ad esaminare ed approvare in tempi rapidissimi una riforma della vigente legge elettorale nei termini sopra evidenziati.

In sintesi estrema Roberto Giachetti ha chiesto un impegno della Camera ad approvare subito una modifica della legge elettorale vigente (il Porcellum) per tornare al Mattarellum quale misura cautelative dell’elettorato, nel caso la Commissione dei Quaranta non raggiunga un accordo e la riforma passi in cavalleria, così come è già accaduto nella trascorsa legislatura.

Com’è noto la mozione è stata respinta e la Camera ha approvato invece le mozioni: Giancarlo Giorgetti ed altri n. 1-00055 e Speranza, Brunetta, Dellai e Pisicchio n. 1-00056 concernenti l’avvio del percorso delle riforme costituzionali.

Insomma è stata respinta una “cautela” ed approvato un “percorso”. Letta si è garantito una maggiore durata e Renzi è sbottato perché ha visto allontanarsi la possibilità di tornare alle urne quanto prima.

Le polemiche si erano manifestate prima del voto in aula, nella riunione del gruppo Pd. “Nel gruppo avevamo votato a favore in trenta“, ha spiegato Civati sul suo blog, “gli altri hanno votato contro il ritorno al Mattarellum in ragione del percorso di riforme con il Pdl che prende il via oggi“.

L’amarezza di Civati si coglie nel post dove ha spiegato perché ha votato insieme a tutto il gruppo: “Ora, se ho votato come il gruppo chiedeva di fare in aula, non è in ragione di un’adesione al ripetuto richiamo all’ordine (di cui sono stati protagonisti tutti i leader), ma perché non conta proprio niente che dieci deputati del Pd votino una cosa diversa dal gruppo (limitandosi a non schiacciare il tastino, magari). Anzi. Fa solo più male“.

Poi aggiunge:

Piuma scrive che è un giorno difficile per me. Ha ragione, ma non è un giorno difficile per me personalmente, o per i deputati che hanno fatto come me (quasi tutti quelli che avevano firmato la mozione Giachetti, per capirci), è un giorno difficile (l’ennesimo) per il centrosinistra“.

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