Appunti sul “manifesto” di Settis

Salvatore Settis sulla Costituzione ha le idee chiare: è attorno ad essa che deve raccogliersi il dissenso di quell’associazionismo spontaneo nato in Italia come risposta civica alla disgregazione dei partiti storici. In questa visione sta la forza, ma anche la debolezza della proposta dell’archeologo, del professore della Normale di Pisa.

La domanda dalla quale Settis è partito è molto semplice: “Come possiamo noi che non vogliamo fare i parlamentari, i ministri, i presidenti, noi cittadini della Repubblica, influenzare e controllare le politiche dello Stato in un momento storico in cui sembra voler prevalere una democrazia senza popolo perché i partiti sono ridotti a mero macchinario del consenso?”

Prima di articolare una risposta il professore individua nella dominanza del mercato, delle sue leggi, delle lobby e dei gruppi di potere che lo controllano il perverso meccanismo che ha svuotato la democrazia, imponendo l’avvento della tecnocrazia, o meglio di una miriade di oligarchie preoccupate solo dall’accrescimento della propria ricchezza e del proprio potere. “Chi l’ha detto che la dominanza del mercato è indispensabile, chi l’ha detto che non può esistere un diverso modello economico?” Tanto più che la dominanza del mercato, con la complicità della politica ha creato una austerità diffusa, ha ridotto la dignità della persona a mero tributo della ricchezza nelle mani di pochi, ha devastato l’uguaglianza e la giustizia comprimendo la spesa sociale, ha innescato disoccupazione, emarginazione, povertà.

Allora che fare? Per Settis la chiave sta nel baluardo della Costituzione e nell’associazionismo spontaneo. Occorre, cioè, mettere in atto l’adversary democracy. Una resistenza civile in nome del bene comune, ovvero l’attuazione di una vigilanza critica, prevista dal diritto di cittadinanza. Insomma non basta andare a votare, occorre anche proporre e controllare. 

La debolezza della proposta sta – a mio avviso – nell’assenza di un soggetto terzo capace di coagulare l’associazionismo spontaneo in volontà collettiva, in progettualità condivisa. Non c’è niente da fare la democrazia non può fare a meno dei partiti. Allora l’unica strada possibile è quella di una rifondazione della forma e della sostanza dei partiti.

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