Dalle bufale al “dare i numeri” il passo è breve…

Sergio Di Cori Modigliani, quello passato alle cronache per la famosa bufala del miracoloso Hollande (un lungo elenco di provvedimenti che il Presidente francese avrebbe realizzato in 56 giorni, ma solo nella fantasia del suo estensore) e per altri post più o meno densi di affermazioni senza fondamento, si è cimentato in una analisi del voto sul blog di Beppe Grillo, per certi versi più demenziale di quella partorita da Travaglio, nel tentativo di dimostrare che la sconfitta del M5s alle elezioni amministrative sarebbe un trucco mediatico. 

La dimostrazione si avvale – come lo stesso Di Cori ammette – di un calcolo ragionieristico e di una considerazione di Ilvo Diamanti a proposito della gestione del dopo elezioni da parte dei partiti politici. Cominciamo con il calcolo ragioneristico: PD: 26,26% nel 2013, nel 2008 aveva preso il 34,03%; PDL: 19,21% 2013, nel 2008 aveva preso il 36,57%. Il problema che sembra sfuggire al nostro ragioniere è che i flussi elettorali si analizzano. Sventolare numeretti in giro come fossero bandierine non serve a capire.

A Roma, ad esempio, nel 2008 votò il 73,52% degli aventi diritto, ovvero 1.728.409, su 2.350.875 iscritti alle liste. Nel 2013 ha votato il 52,80%, 0vvero 1.245.651 elettori su 2.359.119 iscritti. Allora la prima considerazione da fare è che circa 500.000 romani hanno preferito restarsene a casa, ovvero si sono astenuti dal voto. Ma andiamo avanti. Sempre alle amministrative del 2008 il Pd prese 521.880 voti, pari al 34,02%, mentre il Pdl ne prese 560.648, pari al 36,55%. Nel 2013 il Pd ha avuto 267.605, pari al 26,26%,  mentre il Pdl ne ha presi 195.749 pari al 19,21%. Per capire però cosa è accaduto davvero occorre tenere presente che quella al Campidoglio è stata, a differenza del 2008, una corsa a quattro e che si è passati da una situazione bipolare ad una tripolare (Pd, Pdl e M5S). Insomma il 2008, si può dire, era – politicamente parlando – un’altra “epoca”. Diversa l’offerta, diversa l’atmosfera, diversa la percezione della realtà da parte degli elettori. In questo contesto la lettura del risultato elettorale cambia radicalmente. Certo, rispetto al 2008, Pd e Pdl hanno perso molto elettorato, ma i due macro fenomeni rilevanti ( a Roma, come ovunque si è votato per le Amministrative di maggio) sono stati l’aumento dell’astensionismo e la presenza di un terzo polo accreditato dal successo elettorale di febbraio (il M5S). Senza tenere presente queste considerazioni ci si ritrova nel campo della mistificazione o, ad essere generosi, nel campo dei miracoli dove il gatto e la volpe condussero il povero Pinocchio.

Sulla seconda considerazione c’è poco da dire. Ilvo Diamanti ha ragione: “nel dopo elezioni i numeri contano, ma di più conta l’uso che se ne fa“, naturalmente purché si sappia almeno leggerli, altrimenti si finisce per “darli” i numeri!

Se, come il ragionier Di Cori ricorda, l’obiettivo del M5S è quello di “scardinare il sistema marcio italiano sorretto da partiti fatiscenti e cancellare per sempre una società diseguale, uno stato inefficace e inefficiente, per ricostruirlo dalle fondamenta su basi diverse, più consone alle esigenze collettive della comunità nazionale“, allora si può senz’altro affermare che il movimento ha subito una grave battuta d’arresto (una sconfitta) perché è stato “punito” dall’astensione allo stesso modo degli altri partiti e perché non ha saputo offrire una credibile prospettiva di governo ai cittadini delle città dove si è votato. 

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