Tre gambe non bastano, ce ne vogliono quattro…

Il Pd? O si raccoglie attorno agli oppositori interni, come Civati, o sparisce“, l’ha detto Andrea Camilleri.

Il M5S non è nato per diventare il Soccorso Rosso di Vendola e Civati, di Delrio o di Crocetta. E’ una forza popolare che è del tutto indifferente alle sirene della sinistra e della destra che in realtà sono la faccia della stessa medaglia. Assistiamo all’assurdo di un governo che vuole combattere l’evasione fiscale sostenuto da Berlusconi, condannato in secondo grado per evasione fiscale“, l’ha scritto Grillo.

Due citazioni dal tono molto diverso per un giovane (ma a lui non piace troppo essere definito giovane) deputato del Pd che continua a ripetere da anni la stessa litania: “Per cambiare il Paese dobbiamo cambiare il Pd“. Per fortuna non è il solo: Fabrizio Barca, ad esempio, ha preso a girare l’Italia con la sua proposta di un partito di sinistra (lui è convinto possa essere un Pd rinnovato) capace di mobilitare i saperi e consentire quanto previsto dalla Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale“. Insomma di fermenti ce ne sono tanti in giro e il popolo democratico, benché deluso e scoraggiato dallo stato delle cose sembra aver almeno ritrovato un po’ di interesse a discutere.

C’è poi un’area, ancora informe almeno nella fisionomia politica, che va da Stefano Rodotà a Salvatore Settis, passando per Gustavo Zagrebelsky, Maurizio Landini e altri, un’area che comprende alcuni esponenti di SEL, ma anche l’anima “critica” del M5S, che sta dialogando. Difficile stabilire dove porterà questo dialogo, ma per il momento è importante il solo fatto che ci sia.

C’è chi sostiene, come ha fatto Settis nel “manifesto” Quindici idee per l’Italia, che l’impegno civile rinascerà dal libero associazionismo e dallo spirito della Costituzione, che non va cambiata, ma fatta conoscere e applicata. C’è chi sogna una nuova formazione politica a sinistra e chi, come Fabrizio Barca, Pippo Civati, ma anche Goffredo Bettini, vuole cambiare il Pd ridando voce agli iscritti e sottraendo potere agli “eletti” e alle “componenti”.

Intanto lo spettro di una democrazia senza popolo, ovvero lo spettro di una politica senza anima, continua a sottrarre partecipazione e consenso.

Io credo che Salvatore Settis abbia visto giusto quando afferma che le associazioni di scopo, dichiaratamente non-partitiche, per l’ambiente, la salute, la giustizia, la democrazia, rappresentino in questo momento di crisi il sale della terra, credo anche che la Costituzione sia un baluardo inalienabile della democrazia. Sono altresì convinto che queste due gambe non bastano, come sostiene Fabrizio Barca c’è bisogno della “gamba” partito per riportare all’impegno chi vuole concorrere con metodo democratico alla politica. 

Poi però c’è bisogno anche di un’altra gamba. Alle sedie per reggersi ne occorrono quattro. C’è bisogno di un leader credibile da candidare a presidente del Consiglio. È un problema serio, tanto più se si pensa a quali e quanti danni ha provocato l’anomalia B., ovvero l’assurda singolarità di un leader che è stato al contempo, “padrone” del maggiore partito di destra, candidato unico alla guida del Paese di quello schieramento, proprietario del maggior network televisivo privato e pluri inquisito (ora anche condannato) per reati gravissimi. Per ora mi fermo qui, ma ne riparleremo presto, perché senza la “quarta” gamba la sedia rischia di cadere.

 

Annunci