Semipresidenzialismo? No grazie!

I giorni di Aprile, nei quali l’assemblea dei Grandi Elettori si è riunita per eleggere (anzi per “tentare” di eleggere) un nuovo capo dello Stato sono tristemente passati alle cronache come la settimana del Romanzo Quirinale. Credo che la Storia, quella che verrà scritta tra qualche tempo, riserverà a quegli eventi un giudizio ben più pesante. Vecchi odi mai sopiti, convenienze di parte, interessi personali e una gestione ridicola delle candidature, hanno fatto collassare un sistema (basato sul voto segreto) che reggeva da quando istituito.

Enrico Letta ha detto che, dopo il disastro di Aprile, appare percorribile solo la strada dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. E nel dirlo ha aperto le porte del presidenzialismo. Anche se – come scrive Ezio Mauro nell’editoriale di oggi – “quando non siamo capaci di usare uno strumento collaudato, ottenendo i risultati previsti, la colpa è nostra, non dello strumento. Prima di gettarlo via, dovremmo provare a cambiare i nostri metodi e la nostra mentalità, tornando a un corretto utilizzo delle regole e delle tecniche“.

Credo non sfugga che una riforma in senso presidenziale equivarrebbe a stravolgere la Costituzione. Bisognerebbe infatti riequilibrare tutti i poteri dello Stato. Insomma bisognerebbe riscrivere la Carta costituzionale.

Francamente dissento da questa prospettiva per svariati motivi.

Il primo riguarda le modalità: la Costituzione non può essere riscritta da una Commissione di 40 parlamentari, e da 35 “saggi”, ma solo dal procedimento di revisione costituzionale disciplinato dall’art.138, ovvero ricorrendo a leggi di revisione costituzionale. Il potere di revisione non può essere impiegato per instaurare un nuovo ordine costituzionale, ma ha il solo fine di assestare determinati istituti e di adattare singole norme costituzionali alle nuove ed emergenti istanze della vita civile, politica e sociale della nazione. In ogni caso resta una domanda legata alla situazione politica attuale che è giusto porsi: si può mettere mano alla Costituzione senza un disegno generale e un sentimento dello Stato condivisi?

Il secondo riguarda l’opportunità: è la legge elettorale voluta dal Pdl e dalla Lega, il Porcellum, ad essere inadeguata. anzi anticostituzionale. Il governo Letta esiste in virtù di un accordo finalizzato all’introduzione di una legge elettorale che abbia la caratteristica di ricreare un rapporto diretto tra elettori ed eletti e che consenta il formarsi di maggioranze omogenee nelle due Camere. Il richiamo di Giorgio Napolitano: ” il governo di larghe intese va considerato a termine e i 18 mesi indicati dal presidente del Consiglio Enrico Letta sono un tempo ‘appropriato’ per realizzare le riforme“, sembra più un monito politico contro il presidenzialismo, che una sollecitazione a fare presto.

Il terzo riguarda l’anomalia italiana: abbiamo assistito inermi alla legittimazione di un leader che non avrebbe avuto titolo di essere eletto ad alcunché per i conflitti di interesse e per i reati comuni di cui è accusato. Se si passasse ad un sistema presidenziale cosa potrebbe impedire a quel leader, o ad altri con caratteristiche analoghe, di conquistare la carica più importante del Paese?

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