I sonni agitati dei dirigenti del Pd

Cosa disturba i sonni agitati dei dirigenti del Pd? Cerchiamo di capirlo.

Dobbiamo cambiare tutto, ma nel partito, non nella Costituzione“. L’ha detto Walter Tocci ieri alla direzione nazionale del Pd.

Gli altri decideranno se candidarsi per ora fanno un po’ di pretattica, aspettando le mosse di Matteo Renzi. Per quanto mi riguarda, non cambio idea: mi sono candidato sei mesi fa, in tutt’altra situazione, e rimango candidato. Se c’è anche Renzi, meglio“. L’ha scritto Pippo Civati sul suo blog.

Insomma nel Pd c’è chi pensa al cambiamento (candidandosi ad esserne l’ispiratore, il fautore), ma c’è anche chi vive nel terrore.

Io penso che la discesa in campo di Renzi non può essere una forma di autodifesa. Sono sicuro che Matteo, se e quando si candiderà alla segreteria del partito, lo farà con convinzione e senza se. L’ha dichiarato Dario Nardella, deputato renziano.

Ecco allora cosa disturba i sonni dei dirigenti del Pd: che Matteo Renzi possa candidarsi alla segreteria del partito.

Così, mentre Pippo Civati va dritto per la sua strada, mentre Fabrizio Barca continua a girare i circoli del Pd, sollecitando una mobilitazione cognitiva, “altri” presunti candidati (a parte Civati nessuno ha al momento formalizzato la sua candidatura) sembrano consumarsi nell’attesa della “mossa” che forse verrà, forse no.

Nel frattempo il sindaco di Firenze sta giocando una partita su più tavoli, a cominciare dall’agenda politica che, quotidianamente, tiene banco su quella mediatica.L’altro ieri la dichiarazione a favore dello ius soli, oggi la precisazione sulle riforme costituzionali: “l’unica cosa di cui ci sarebbe bisogno è quella di dar certezza con un sistema elettorale come quello dei sindaci, oggi l’unica cosa che conta è veder realizzati dei progetti“.

Francamente sono poco interessato alle alleanze che si vanno delineando per contrastare Matteo Renzi. Non è con qualche trucchetto che le correnti del Pd, delegittimate dalla sconfitta alle elezioni politiche e dall’ipocrisia dei 101, possono sperare di fermarne l’eventuale discesa in campo.

Se Matteo Renzi deciderà di correre per la segreteria ben venga. Porterà qualche elemento ulteriore al dibattito. Il problema non può e non deve essere Renzi, ma  smetterla di comportarsi come se non fosse successo niente, smetterla di far finta che l’infamia dei 101 non ci sia mai stata,smetterla di difendere la scelta di governare con il Pdl con analisi che andavano bene quaranta anni fa, smetterla di usare il manuale Cencelli per gli organismi di partito, smetterla di perdere tempo appresso a inutili dibattiti come quello della riforma istituzionale.

L’unica riforma che mi interessa è quella proposta da Barca, Civati e Tocci: costruire un Pd intelligente e vincente. Per fortuna nel partito non ci sono solo correnti delegittimate dalla sconfitta alle elezioni politiche, dalla miopia post elettorale, dall’ipocrisia dei 101: c’è il Pd dei sindaci che ottengono consensi (spesso facendo finta di non conoscere i solerti dirigenti del loro partito), c’è il Pd dei militanti impegnati a dare risposte nella crisi sociale, c’è il Pd della mobilitazione cognitiva per progettare il futuro.

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