Il mistero del male

Il tema del “tempo della fine” è da sempre caro al pensiero di Giorgio Agamben. In questo contesto il “mistero del male” di cui parla l’apostolo Paolo non è per Agamben un dramma teologico, ma piuttosto un dramma storico nel quale l’Ultimo Giorno è il presente. E nel nostro presente vaga una crisi profonda e grave che mette in discussione non soltanto la legalità, ma la legittimità stessa delle istituzioni. Dal libro Il mistero del male dedicato da Agamben al gran rifiuto di Benedetto XVI ho estratto alcuni brani che ritengo densi di significati per il nostro “tempo della fine”, ovvero per il nostro presente tumultuoso e incerto.

Se la crisi che la nostra società sta attraversando è così profonda e grave, è perché essa non mette in questione soltanto la legalità delle istituzioni, ma anche la loro legittimità; non soltanto, come si ripete troppo spesso, le regole e le modalità dell’esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima.

I poteri e le istituzioni non sono oggi delegittimati perché sono caduti nell’illegalità; è vero piuttosto il contrario, e cioè che l’illegalità è così diffusa e generalizzata perché i poteri hanno smarrito ogni coscienza della loro legittimità. Per questo è vano credere di poter affrontare la crisi delle nostre società attraverso l’azione — certamente necessaria — del potere giudiziario: una crisi che investe la legittimità non può essere risolta soltanto sul piano del diritto. L’ipertrofia del diritto, che pretende di legiferare su tutto, tradisce anzi, attraverso un eccesso di legalità formale, la perdita di ogni legittimità sostanziale. Il tentativo della modernità di far coincidere legalità e legittimità, cercando di assicurare attraverso il diritto positivo la legittimità di un potere, è, come risulta dall’inarrestabile processo di decadenza in cui sono entrate le nostre istituzioni democratiche, del tutto insufficiente. Le istituzioni di una società restano vive solo se entrambi i principi (che nella nostra tradizione hanno anche ricevuto il nome di diritto naturale e diritto positivo, di potere spirituale e potere temporale o, a Roma, di auctoritas e potestas) restano presenti e agiscono in esse senza mai pretendere di coincidere.

(…)

Abbiamo cercato di interpretare l’esemplarità del gesto di Benedetto XVI nel contesto teologico e ecclesiologico che le è proprio. Ma se questo gesto ci interessa, non è certo soltanto nella misura in cui rimanda a un problema interno della Chiesa, quanto piuttosto perché esso permette di mettere a fuoco un tema genuinamente politico, quello della giustizia, che, al pari della legittimità, non può essere eliminato dalla prassi della nostra società. Noi sappiamo perfettamente che anche il corpo della nostra società politica è, come quello della Chiesa e forse ancora più gravemente, bipartito, commisto di male e di bene, di crimine e di onestà, di ingiustizia e giustizia. E tuttavia, nella prassi delle democrazie moderne, questo non è un problema politico e sostanziale, ma giuridico e procedurale. Anche qui, come è avvenuto per il problema della legittimità, esso viene liquidato sul piano delle norme che vietano e puniscono, salvo a dover poi costatare che la bipartizione del corpo sociale diventa ogni giorno più profonda.

Nella prospettiva dell’ideologia liberista oggi dominante, il paradigma del mercato autoregolantesi si è sostituito a quello della giustizia e si finge di poter governare una società sempre più ingovernabile secondo criteri esclusivamente tecnici. Ancora una volta, una società può funzionare solo se la giustizia (che corrisponde, nella Chiesa, all’escatologia) non resta una mera idea, del tutto inerte e impotente di fronte al diritto e all’economia, ma riesce a trovare espressione politica in una forza capace di controbilanciare il progressivo appiattimento su un unico piano tecnico-economico di quei principi coordinati ma radicalmente eterogenei — legittimità e legalità, potere spirituale e potere temporale, auctoritas e potestas, giustizia e diritto — che costituiscono il patrimonio più prezioso della cultura europea.

Annunci