Rubare il carro al vincitore

Scrive Pippo Civati sul suo blog a proposito delle amministrative: “Epifani dice che è una rivincita rispetto a febbraio (e fa capire che è una vittoria preparata da Bersani)“.

Michele Serra ne L’AMACA avverte il neo sindaco Ignazio Marino: “Ora speriamo che Marino, eletto da tanti dei pochi romani che sono andati a votare, non consenta al Pd di equivocare sul risultato magari attribuendo all’avvenuta digestione delle larghe intese da parte di un elettorato sempre prono. Marino era un candidato anomalo, poco partitico, molto irrequieto sul fronte della riforma della politica. Tenga duro perché adesso molti di quelli che persero Roma cinque anni fa cercheranno di attribuirsi il merito della sua vittoria“.

Fino a qualche tempo fa si diceva: “Salire sul carro del vincitore“, una propensione ben nota in politica e non solo. Ma per il Pd delle componenti, per il Pd dei 101 piccoli infami, per il Pd dei dirigenti lottizzati, va coniato un’altro modo di dire: “Rubare il carro al vincitore“.

Mi sarebbe piaciuto ascoltare il segretario del Pd dire: “Nonostante tutto, nonostante gli errori drammatici che abbiamo fatto, nonostante il governo delle larghe intese, tra gli italiani che hanno scelto di andare a votare, ha vinto la speranza. Ora, per favore, pensiamo a come costruire la vittoria a venire, quella che ci farà governare l’Italia (senza il Pdl), ovvero pensiamo a cambiare il Pd“.

Chissà, forse con il prossimo segretario andrà meglio!

disegno di Copi, da Un livre blanc
disegno di Copi, da Un livre blanc
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