LEGGO e OSSERVO CIVATI (da lontano e dal basso)

Giuseppe Civati

Questo (http://www.ciwati.it/2013/06/13/ma-quale-scouting/) è l’indirizzo di un post di Pippo Civati che ho appena letto, al ritorno da Genova, dove si prepara la Festa Democratica Nazionale 2013.

Va letto, sia perché come tutte le cose scritte da Civati si tratta di un serio ragionamento ( e stavolta mi pare un poco innervosito e mi piace, ma forse sbaglio ).


La mia impressione è che si rivolga un poco di qui e un poco di là, ed è certamente scomodo.
Io che sto di qui annoto che:
– Intanto scopro di essere anch’io, almeno nel pensiero un “pollo da batteria”. Dice infatti Civati: “Com’è un errore, purtroppo, continuare a dire che fare così significa inseguire il M5S, come ripetono i polli da batteria del Pd. ”

– Poi: coso lì, quello svagato, Becchi, non va certo preso sul serio.Non lo fanno neanche i grillini più avveduti.E il fatto che dia giudizi sul comportamento di Civati, al di là del merito è soltanto fastidioso, una reductio.

Ma veniamo alle cose serie:
– “Il PD avrebbe dovuto parlare con Grillo, e direttamente”, dice Civati.
Poi sottolinea che “E se Grillo avesse voglia, finalmente, mi piacerebbe fare un po’ di scouting (scherzo) con lui, e parlarne faccia a faccia, per me sarebbe molto interessante: perché non averlo voluto fare prima (e non sono stato certo io a non volerlo) è stato un errore”

Io del PD di quel momento ( Bersani segretario ) penso che l’errore grave sia stato invece proprio quello di “tentare”, per 50 giorni di “parlare con Grillo”.Ovvio che penso che sia altrettanto sbagliato per Civati rimpiangere di non poterlo fare tuttora, confermando che Grillo non ha voluto. E Grillo non ha voluto e non vuole e non vorrà perché quella è la natura dell’oggetto che ha fondato, che esiste solo evitando qualunque confronto politico- strategico specialmente con il PD che per Grillo è il vero nemico da battere.
Grillo e il grillismo vanno sconfitti, politicamente si capisce.

– Governo e istituzioni.
Dice Civati: i colloqui con i parlamentari del M5S, che a un certo punto sono stato tra i pochi ad avere (ricordate il Soldato Ryan?), sono nati quando stavamo cercando di fare il governo del cambiamento ed eleggere un Presidente della Repubblica del cambiamento (nel senso di un Presidente della Repubblica che non fosse lo stesso di prima, e ispirato allo schema che negava, di fatto, il governo del cambiamento). Allora ci siamo conosciuti, ci siamo delusi a vicenda, ci siamo intristiti e non abbiamo mai smesso, però, di pensare che sarebbe stata meglio un’altra cosa. Tra Pd, Sel e M5S, sì. Sai che strano.”
Qui non concordo proprio.
Non mi pare che la linea decisa fosse quella di cercare un Presidente “del cambiamento”, neanche nel senso citato da Civati.Il Governo avrebbe dovuto essere tale, ma la scelta per le istituzioni era altro:”la condivisione”, semmai.
Come è giusto che sia, credo tuttora.
Certo se invece nel PD c’è chi pensava che anche nelle istituzioni occorreva il cambiamento una parte ( la minore ) dei problemi manifestatisi si spiega. La maggiore si spiega con la lotta di fazione, per essere chiari, ma anche la minore ha il suo peso nella sconfitta.

– Rodotà
Cito ancora: Se poi Grillo attacca Rodotà, dopo che i parlamentari del M5S ne hanno fatto una bandiera, è un po’ complicato spiegare che sono loro che non capiscono.”
E’ questione secondaria, lo so, ma per Rodotà per esempio che a lungo si è prestato ad essere la bandiera sventolata dai parlamentari 5stelle, fino al giorno in cui gridando il suo nome loro e Grillo si apprestavano alla grande lotta contro il voto parlamentare in corso per Napolitano, interrotta solo da qualche provvidenziale telefonata, non è stato un bel vedere.
E soprattutto io non mi tolgo dagli occhi i cartelli di quel giorno e quelli sull’ottuagenario sbrinato retti dagli stessi parlamentari qualche tempo dopo, quando Rodotà si è permesso di criticare il gran capo.
Grillo non è separabile dai suoi parlamentari.
Può vincere ancora o colare a picco, ma loro con lui.
La responsabilità di Grillo è grande, ma non è separabile da quella degli esecutori, fino a che essi non dimostrino volontà e fatti autonomi.

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