Ma è proprio vero che in politica prima viene il contenuto e poi le modalità per dirlo?

Nella dimensione politica la comunicazione ha assunto un rilievo crescente e non sempre giustificato. Non tutto è usurpato, intendiamoci: è ovvio che comunicare bene è decisivo. Tuttavia diffido di chi archivia risultati elettorali deludenti con l`alibi di una “comunicazione sbagliata”. Continuo a pensare che prima venga il contenuto e poi le modalità per dirlo. Le cose non funzionano quando, come è successo negli ultimi anni, si riempiono i partiti di addetti stampa e di comunicatori e si svuotano i centri studi. E anche a causa di questo disarmo, forse, che le forze progressiste di tutta Europa, di fronte alla crisi e al crollo dell`impianto culturale delle destre stentano a gettare le fondamenta di un pensiero nuovo. Credo che la politica abbia un bisogno enorme di elaborazione culturale, di “lenti” per leggere il presente“. L’ha detto Gianni Cuperlo qualche giorno fa in una lunga intervista.

Di Cuperlo ho letto con qualche soddisfazione Par condicio. Storia e futuro della politica in televisione (2004) dove si affrontava il complesso tema della comunicazione politica. Com’è noto Cuperlo è candidato alla segreteria del Pd e quindi prendo le sue considerazioni sulla comunicazione come stimoli al dibattito.

Mi limito, nel commentare, a qualche accenno. Affrontare compiutamente l’argomento richiederebbe un libro.

Nella comunicazione politica il linguaggio è immediatamente contenuto, ovvero la tecnica utilizzata per comunicare e il messaggio politico veicolato devono fondersi in un corpo unico. Nel marketing classico (quello della comunicazione di prodotto, o di brend) c’è una sostanziale separazione tra la merce (o l’azienda) e la “leva” scelta per orientare, o meglio per convincere il pubblico e “prima” viene la merce e “dopo” la strategia di marketing, anche se esistono prodotti pensati in funzione di una strategia di marketing resta valido il principio del “prima” e del “dopo”.

Il marketing politico, come quello aziendale, ha come obiettivo finale quello di far operare al cittadino una scelta tra “offerte” concorrenti, ma non dovrebbe operare allo stesso modo, ovvero ovvero secondo il principio del “prima” e del “dopo”, o addirittura “affiancando” la politica solo nell’ultima fase, quella elettorale.

Ha ragione Cuperlo, ma lo dice più efficacemente Fabrizio Barca, quando afferma che la politica ha un bisogno enorme di elaborazione culturale, di “lenti” per leggere il presente, ma – a mio avviso – afferma qualcosa di inesatto quando perpetua la distinzione tra contenuto e le modalità per dirlo.

In politica il contenuto deve essere immediatamente comunicazione, altrimenti resta teoria, pensiero raffinato quanto si vuole, ma distante dalla sfera di chi deve emozionarsi e partecipare.

Quello della comunicazione è da sempre il problema della sinistra. La presunzione di produrre e detenere un progetto politico “superiore” a quello della destra, un progetto che non può non piacere proprio perché “migliore”, ha avuto la conseguenza di condurre verso sconfitte storiche. In effetti non basta disporre di addetti stampa e di comunicatori  se non c’è una cultura del comunicare.

È proprio la cultura del comunicare che consente quell’amalgama “perfetta” tra contenuto e le modalità per dirlo.

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