La commedia e la tragedia

A proposito di Pippo Civati, Grillo dixit: “Un perfetto cane da riporto” e ancora: “Questo novello Lucignolo che ha il compito di trasformare dei parlamentari in ciuchini nel Paese dei Balocchi del pdmenoelle” Conclusione: “A questo punto è necessaria un’offerta per sottrarlo all’ambiguità che di certo lo divora. Vorrebbe essere come noi, ma è uno di loro”.

Civati ha risposto con la pacatezza che lo contraddistingue.

Io aggiungo che il comico genovese, abile nella commedia e nella satira, si trova in difficoltà nella tragedia. C’è da capirlo non è il suo genere! Nella tragedia i ritmi sono diversi e l’incedere farsesco inadatto e stonato.

Voi chiederete: ma che c’entra la tragedia? C’entra perché distruggere quello che si è creato è una tragedia, perché distruggerlo in nome di un pensiero unico (il proprio naturalmente) è una tragedia, perché fottere milioni di italiani che ti hanno votato è una tragedia. Trovandosi in difficoltà lui cerca disperatamente di ritornare nell’ambito che gli è congeniale, ovvero nella commedia infinita del suo blog, dove si sente sicuro di poter sputtanare chiunque, inventando qualche nomignolo satirico, trasponendo le questioni reali in un personalissimo teatro dell’assurdo.

Ormai conosciamo il trucco Beppe. Non bastano più due battute ben studiate e qualche espressione colorita buttata là al punto giusto, magari accompagnata da quell’espressione indignata, per sorprenderci, o impensierirci. Il dramma (nel tuo teatrino) è appena iniziato ed io voglio godermi lo spettacolo fino all’ultimo atto!

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