Più Pane Meno Circo

Aumentare di pochi centesimi i biglietti dei bus è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Come gli alberi di Gezi Park a Taksim.

In verità i manifestanti brasiliani sono là perché vogliono un Brasile più giusto e meno corrotto, perché i trasporti fanno schifo, la scuola fa schifo, la sanità fa schifo.

Arrivano dalle periferie e sono furiosi contro il Brasile del boom economico che per loro ha significato veder crescere i prezzi di frutta, verdura, pane e carne, mentre gli stipendi (almeno i loro) sono rimasti fermi.

Ci sono tante sigle: “Passe Livre”, che ha avviato la rivolta sui trasporti di qualità, “Copa Pra Quem”, che ha denunciato gli sprechi del Mondiale, “Senza Tetto” che ha portato in piazza gli indios sloggiati dalla zona del Maracana, e “Mais Pao Menos Circo” che conta 15.000 tifosi indignati, apparsi a Fortaleza prima di Brasile – Messico, per non essere riusciti ad entrare allo stadio.

Scrivono i ragazzi di “Mais Pao Menos Circo”: “Non siamo solo tifosi, siamo brasiliani. Uniamoci e scendiamo in piazza. Nessuna violenza, nessuna differenza. Siamo tutti brasiliani, abbiamo bisogno di avere un’unica voce contro l’ingiustizia“.

E allora viene in mente il breve discorso di un anonimo ragazzo brasiliano pronunciato durante la campagna elettorale di Lula da Silva del 2006: “Oportunidades”.

Opportunità negate, verrebbe da dire pensando al Brasile di oggi, in nome di una crescita forsennata che ha lasciato indietro un pezzo del paese.

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