Falchi, tacchini ed altri volatili

Scrive Eugenio Scalfari su La Repubblica di oggi, 14 luglio:

Le correnti sono modi d’interpretare la visione del bene comune propria di tutti i partiti, accantonandone alcuni aspetti e accentuandone altri. Le fazioni si dividono invece sul tema della conquista del potere; le modalità d’interpretazione del bene comune rappresentano per loro un dettaglio facilmente modificabile quando la modifica può essere utile all’obiettivo che si propongono“.

Poi aggiunge:

Il grosso guaio del Pd attuale consiste, secondo me, nel fatto che le correnti si sono trasformate in fazioni salvo naturalmente poche “anime belle” che ci sono dovunque e non hanno mai contato nulla“.

E le fazioni del Pd le abbiamo viste all’opera nei giorni dell’elezione del “nuovo” (sic!) Presidente della Repubblica, quando 101 “grandi elettori” del Pd affossarono, bruciando la candidatura di Romano Prodi, il governo del “cambiamento” sul quale milioni di italiani avevano scommesso e sperato. Due (anzi tre) piccioni con una fava. Solo che a noi è rimasta la buccia (della fava) e a loro piccioni allo spiedo.

Dopo quel pomeriggio poteva accadere di tutto e così è stato, e così continua ad essere. Resto convinto che sarebbe stato meglio tornare al voto – non prima di aver consentito ad un Governo “monocolore” (Pd + Sel) di presentarsi in Parlamento per chiedere la fiducia. Ma è andata diversamente.

Il “vecchio comunista”, convinto che le “larghe intese” abbiano la medesima dignità del “compromesso storico”, ha continuato ad abitare il colle più alto e a dettare alla politica i termini dell’accordo.

Il “segretario” ha dovuto fare una decina di passi indietro, lasciando al “nipote” del più famoso “zio” il compito di guidare l’alleanza con “l’avversario” di sempre.

Lui, “l’avversario”, gran venditore di speranze per anticomunisti d’antan, per evasori incalliti, per chi odia l’idea stessa di uno Stato democratico e, soprattutto, per le “lobbies”, le “cricche”, le “congreghe”, ma anche per singoli procacciatori d’affari più o meno illeciti, truffatori e portatori di ragazze disponibili, continua a preoccuparsi dell’unica attività che lo interessa davvero: la propria sopravvivenza.

Nel frattempo falchi, “falchetti” e pitonesse del Pdl continuano ad alimentare “caciara” e confusione.

Nel Pd la confusione è sempre più profonda; non si capisce più “chi” sostenga “cosa”: Matteo Renzi svolazza per l’Europa ad incontrare i big del Continente (ma che ci va a fare il sindaco di Firenze nelle Cancellerie europee? Questo giro significa che l’Europa si vuole portare avanti con il lavoro, o che considera già chiusa l’esperienza del governo Letta?) , la “vecchia guardia” tenta di aggregarsi in un correntone per non perdere pezzi e rischiare di perdere il controllo sul partito, i “giovani tacchini” strizzano un occhio a Letta e l’altro al sindaco di Firenze, senza rendersi conto che procedendo a “tentoni” rischiano di andare a sbattere la testa contro un muro, qualche altro “vecchio” volatile starnazza senza avere il coraggio di abbandonare i confini del cortile, infine gli altri si arrabattono come possono, con poche speranze, perché in fondo è vero: le “anime belle” non hanno mai contato nulla.

Accade così che un buon disegno di legge, quello sull’incompatibilità tra mandato parlamentare e concessionario di aziende , venga osteggiato e forse accantonato solo perché in questo momento non è utile a nessuno dei contendenti.

Intanto Roberto Calderoli, che di certo non assomiglia nemmeno lontanamente agli splendidi oranghi, continuerà ad occupare indegnamente il posto di vice presidente del Senato.

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