È possibile che le larghe intese siano talmente larghe da arrivare fino al Kazakhstan?

Siamo proprio messi male: B. e la sentenza incombenteAlfano-Bonino e l’affare kazakoCalderoli e le offese alla ‪#‎Kyenge, Grillo e l’allarmismo demenziale, Renzi e i viaggi per le Cancellerie europee… Cos’altro manca? Sì, poi c’è la crisi, che sta sempre là mentre il governo Letta si arrabatta come può rinviando tutto il rinviabile. Accade così che ancora non si sa chi pagherà l’Imu, non si sa se ci sarà l’aumento di un punto dell’Iva, non si sa se, quando voteremo, ci toccherà ancora il Porcellum e via di seguito.

Allora una domanda sorge spontanea: ma queste “larghe intese” a cosa servono? Ma soprattutto a “chi” servono?

Le larghe intese sono talmente larghe che qualcuno sospetta arrivino fino al Kazakhstan“, ha scritto Pippo Civati sul suo blog. Già questa è una prima possibile risposta. Se davvero fossero arrivate fin nella patria di Nursultan Nazarbayev, presidente e protetto di Putin, allora potrebbe essere che almeno all’amico italiano del presidente russo sono state utili e, magari, potrebbero continuare ad esserlo anche in futuro. Già immagino gli effetti devastanti di una imponente campagna di comunicazione che all’indomani di una “sentenza” sfavorevole inizia a battere sul tema del complotto dei giudici rivendicando un “responsabile” appoggio al Governo.

Scrive l’Unione Sarda: “Sabato 6 luglio Silvio Berlusconi, in gran segreto, ha incontrato Nursultan Nazarbayev, presidente del Kazakistan, in Sardegna per un breve periodo di vacanza. I due hanno parlato del prelievo e del rimpatrio forzato della moglie e della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, uno degli oppositori del regime che vive da rifugiato politico a Londra“.

Se la notizia venisse accertata, al di là di ogni ragionevole dubbio, allora emergerebbe che S. B. non ha mai smesso di badare ai suoi “affari” e ai suoi “amici”, e sarebbe davvero inquietante.

Nel frattempo, il gran clamore mediatico della sorte toccata alla signora Alma Shalabayeva e a sua figlia, ha scatenato nel Governo la nota sindrome del pilatismo. Una sindrome incurabile, decisamente molto contagiosa.

Angelino Alfano, il guardasigilli, sostiene di non sapere cosa sia accaduto nella stanza accanto e Emma Bonino, ministro degli Esteri, afferma di aver saputo, ma “dopo”.

I fatti meritano di essere approfonditi.

Il 28 maggio Giuseppe Procaccini, capo di Gabinetto del Viminale, riceve l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere per discutere del dissidente kazako Muktar Ablyazov, già capo di un’importante banca kazaka, accusato di truffa e ricercato dal Kazakhstan e dalla Russia, ma soprattutto oppositore del presidente Nursultan Nazarbayev. Secondo l’ambasciatore il dissidente sarebbe a Casal Palocco.

Inizia il Gran Valzer delle “competenze”. Procaccini dice ai kazaki che la competenza è della polizia e li invia al Dipartimento pubblica sicurezza. Alessandro Valeri, Capo della segreteria del Dipartimento della pubblica sicurezza, incontra i  kazaki e informa la Questura. Viene chiamato in causa Francesco Cirillo, Capo della Criminalpol, perché l’Interpol dipende dalla Criminalpol e su Ablyazov pende un mandato di cattura internazionale.

Si passa all’azione. Il Questore di Roma, Fulvio Della Rocca e Renato Cortese, Capo della Squadra Mobile, incontrano i diplomatici kazaki e organizzano il blitz nella villetta di Casal Palocco. Però Muktar Ablyazov non c’è! Trovano la moglie Alma Shalabayeva e la figlia. Visto il gran dispiegamento di uomini e mezzi, le prelevano e se le portano via.

Siamo arrivati al 30 maggio. L’ufficio immigrazione della questura, diretto da Maurizio Improta, contatta la Farnesina per sapere se la signora Alma Shalabayeva ha, come afferma, una copertura diplomatica. Poiché la richiesta cita la donna col suo cognome da nubile alla Farnesina non si sarebbero accorti di nulla! E la risposta è negativa.

Ultimo atto. Giuseppe Pecoraro, Prefetto di Roma, firma il provvedimento di espulsione.  Jet privato, invece di un aereo di linea, e “tanti saluti”.

Ora è evidente l’incompetenza. Possibile che all’ufficio immigrazione della questura, alla Criminalpol, all’Interpol e alla Farnesina non ci fosse una “scheda” relativa al dissidente Muktar Ablyazov e a sua moglie Alma Shalabayeva? Stento a crederlo! E se c’era perché nessuno avrebbe valutato le conseguenze di una tanto palese violazione dei “diritti umani” e informato le competenti autorità politiche? Per non parlare poi del jet privato: un mezzo davvero insolito per il rimpatrio di una clandestina!

E’ evidente la superficialità e l’eccesso di zelo di tanti solerti funzionari.

E’, al momento, non chiaro il ruolo avuto dalla politica. Ma il “pilatismo” è ben evidente! La vicenda va approfondita, ma Angelino Alfano e Emma Bonino si devono dimettere. Sarebbe un “bel gesto” e, in fondo, un’uscita di scena che potrebbe anticipare di poco quel “tutti a casa” che incombe all’orizzonte.

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