Il senatore e l’allergia al dissenso

Lo ammetto: del “pensiero” del senatore Stefano Esposito da Moncalieri non sapevo nulla almeno fino a ieri, quando ho letto che vorrebbe un Pd senza Laura Puppato, Pippo Civati e altri dissidenti, sostenendo che userebbero il dissenso in maniera spudorata per costruirsi visibilità e carriere personali.

A parte il fatto che a me sembra il contrario, ovvero che sia lui ad usare roboanti dichiarazioni per farsi notare, mi viene da chiedergli:

Caro senatore,

1. qual’è la tua posizione nei confronti dei 101 (ormai sappiamo che sono più di 120) grandi elettori Pd che, con voto segreto, hanno bruciato la candidatura di Romano Prodi al Quirinale aprendo la strada alle “larghe intese”, ovvero hanno cambiato con un tradimento la linea politica del partito decisa da un congresso e da milioni di elettori? Che facciamo? Ce li teniamo, oppure li cacciamo?

2. qual’è la tua posizione nei confronti dell’unica vera riforma che ci si aspetta da questo governo, ovvero una nuova legge elettorale? La rimandiamo ad una improbabile riforma della Costituzione oppure la facciamo subito?

3. qual’è la tua posizione nei confronti del tentativo di procrastinare la data del congresso, per altro prevista dallo statuto entro il 2013 ?

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