Un congresso aperto. Altro sarebbe vergogna

La direzione del Pd, riunitasi alla presenza del premier Enrico Letta, si è subito caricata di tensione e alla fine non si è votato e tutto è stato rimandato ad una nuova riunione con data da destinarsi (si presume dopo la sentenza Mediaset). L’unica notizia buona è che la data del congresso è stata fissata: si terrà il 24 novembre.

Se il “quando” sembra definito, sul “come” regna l’incertezza! La proposta, dopo mesi di discussione, è stata quella di restringere ai soli “iscritti” la platea congressuale per eleggere il segretario.  A favore Bersani, Epifani, Franceschini, Letta.

Davide Zoggia (bersaniano) proprio sul tema della platea congressuale avrebbe detto:Le primarie devono essere per forza ristrette ai soli iscritti, altrimenti parteciperebbero anche elettori del Pdl…

Pippo Civati gli ha risposto: “Almeno risparmiateci l’argomento che se faremo le primarie aperte verranno a votare quelli del Pdl. Perché va tutto bene, ma la questione è che siamo al governo con il Pdl e c’è anche qualcuno che ne è parecchio entusiasta. Cambiate slogan“. Questa volta però Civati non si è ritrovato da solo.

Contrari alla proposta di una platea congressuale “ristretta” agli iscritti, i “renziani”, ma anche gli altri due candidati alla segreteria finora scesi in campo Gianni Cuperlo e Gianni Pittella, e poi Rosi Bindi, Matteo Orfini, Piero Fassino, i prodiani Sandra Zampa e Sandro Gozi, i veltroniani tutti e persino Stefano Esposito.

Che frequenta i circoli del Pd sa che ormai molti (troppi) degli iscritti sono soltanto “truppe cammellate” delle correnti, i “militanti” con “fede e passione” sono merce sempre più rara. Lasciare l’elezione del segretario al “conto delle tessere” significa consentire alle correnti di determinarne la scelta. Quindi molto meglio sarebbe chiamare ad esprimersi gli elettori del Pd.

Un congresso aperto è l’unico modo per far sì che il Pd possa cambiare, recuperando le finalità connaturate alla sua stessa esistenza: riportare in Italia giustizia e lavoro. Finalità attualmente sospese (eufemismo) nella palude delle “larghe intese”. Tutto il resto è solo un sotterfugio per mantenere in vita “rendite di posizione” utili a qualcuno, ma di certo non al Paese. Tutto il resto sarebbe vergogna.

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