Il destino di un “Cavaliere”

Ormai B. sta prendendo atto del contenuto della nota rilasciata da Giorgio Napolitano dopo giorni di tira e molla tra esponenti del Pdl e il Quirinale. Non c’è – come di certo aveva sperato – una strategia per evitare le conseguenze della condanna. La richiesta della “grazia”, oltre ad essere una implicita ammissione di colpevolezza, non risolverebbe le conseguenze accessorie della condanna (l’interdizione) e, soprattutto, non impedirebbe la decadenza da senatore della Repubblica.

C’è da immaginarlo B., chiuso nella residenza di Arcore, simbolo horribilis dei venti anni di berlusconismo, ad immaginare cosa potrebbe accadere dopo la perdita dell’immunità, a tremare di fronte alla prospettiva che qualsiasi pubblico ministero potrebbe richiederne l’arresto. Nei fatti la prospettiva di un salvacondotto motivato dalla “riconosciuta” leadership della destra italica, dai milioni di voti presi alle ultime politiche, perde ogni giorno consistenza. Il Presidente è stato chiaro: nessuno può sperare di considerarsi al di fuori della Legge.

Questa consapevolezza turba i sonni di B. nella villa scenario di “Bunga, Bunga”, con meteorine, olgettine, ex igieniste dentali e presunte nipoti di Mubarak. Lui, il campione del liberismo all’italiana, tutto cricche, lenoni, evasori e “prenditori”, aveva contato fino all’ultimo nella possibilità di scamparla con l’ennesima prescrizione, o – nel peggiore dei casi – con un pronunciamento favorevole della Cassazione.

Lui, l’uomo delle promesse sorprendenti e delle miracolose rimonte elettorali, aveva creduto di essere immune proprio grazie al consenso conquistato sul campo. Ma non è andata così e quella scritta posta in tutti i tribunali della Repubblica: “La Legge è uguale per Tutti”, è ora diventata la sua croce, anzi il suo incubo.

Di fronte alla prospettiva di dover comunque scontare la Pena, di non essere candidabile per almeno sei anni, B. tenta ancora di giocare una partita.

Mentre rinasce Forza Italia (almeno nelle affissioni di mezzo agosto), l’obiettivo minimo degli “affiliati” sarà quello di procrastinare il più a lungo possibile l’inevitabile, ovvero la perdita dell’immunità parlamentare.

L’ho scritto altre volte: il suo istinto di sopravvivenza è molto al di sopra della media, dove altri avrebbero gettato la spugna da un pezzo lui continua imperterrito a combattere. Quando gli italiani finalmente capiranno che la sua è una corsa egoistica, finalizzata alla propria salvezza personale, all’obbiettivo di continuare ad essere un Intoccabile, un privilegiato che può fare qualsiasi cosa gli passi per la testa, allora per lui arriverà la Fine.

 

FIFS

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