Le “larghe intese” che non esistono

Come si fa – mi chiedo – a chiamare questo governo “delle larghe intese”? Su cosa c’è intesa? Oggi si è riunito il consiglio dei ministri, ma ogni decisione è stata rimandata a lunedì prossimo, perché evidentemente c’è ancora da smussare. Non è un eccezione,  ma la prassi. Però a furia di limare per far combaciare i pezzi alla fine che resta? Si possono davvero affrontare i problemi del Paese con un tira e molla infinito, con provvedimenti rabberciati perché ogni parte in causa ha aggiunto, o tolto un pezzo?

Sull’IMU da una parte si grida alla “battaglia di libertà”, dall’altra si continua a pensare che i ricchi proprietari di appartamenti di pregio qualcosa devono pagare.

Sull’aumento di un punto delI’IVA da una parte se ne fa un’altra questione di principio, ovvero elettorale, dall’altra si rimanda ogni decisione ad una legge di stabilità ancora da concordare.

Sulle norme per la Pubblica Amministrazione si va verso il pastrocchio. Misure urgenti da prendere subito per decreto legge e misure da inserire in un disegno di legge da inviare al Parlamento per la discussione.

Come appare evidente, le “larghe intese” non esistono, che il Governo serve a B. e ad i suoi affiliati per ricattare il PD, per rimandare le inevitabili conseguenze politiche di una condanna definitiva, e al PD per superare la fase di confusione interna apertasi nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica, anche se presente sin dalla sua “fondazione”. Così però non si va da nessuna parte

Il PD deve liberarsi dal peso dell’avversario, deve scaricarlo e lasciarlo al suo destino. Se poi la decadenza da senatore di B. comporterà la crisi delle “larghe intese” tanto meglio. Si troverà in Parlamento un altra maggioranza per abolire il “porcellum”, prendere qualche provvedimento davvero urgente e tornare al voto. Se poi questo Parlamento fosse incapace di sostenere un governo di transizione, allora non resterebbe che l’ultima ratio: le dimissioni di Giorgio Napolitano e la convocazione dell’assemblea dei Grandi Elettori per l’elezione di un nuovo Presidente. A quel punto non ci saranno più alibi: traditori, franchi tiratori, impostori sono avvertiti.

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