Il futuro è un’ipotesi

L’anomalia ieri ha raggiunto uno stato di furiosa ebollizione. Ha superato il bordo del contenitore ed fuoriuscita. Poi, come sempre accade, l’anomalia è tornata dentro il pentolone pur continuando a gorgogliare.

B. non ha digerito la nomina dei quattro senatori a vita, ma soprattutto non ha apprezzato la mancanza di “garanzie”. I neo senatori rappresentano quattro voti “fedeli” al Presidente della Repubblica  e per una “nuova” maggioranza in Senato ora ne mancano 7 (almeno sulla carta). La nomina non è un “segnale”, ma uno schiaffone.

Dopo una concitata riunione romana con le “colombe”, B. ha dato sfogo a tutta la rabbia accumulata nei giorni del silenzio ed ha lanciato la solita minaccia al giovane Letta: “Se mi fanno decadere, cade il Governo”. Poi stamattina ci ha ripensato ed ha rettificato: “Non ho mai dato un ultimatum al Governo”. E’ la strategia del pendolo. Intanto ha seguito il consiglio di Pannella ed ha firmato per i referendum radicali.

Grillo continua ad agitarsi! Sa bene che di fronte ad una crisi Napolitano non scioglierà le Camere, sa bene che alcuni suoi senatori abbandoneranno il M5S e daranno fiducia al nuovo esecutivo senza Pdl. Il comico genovese cerca disperatamente di ritagliarsi spazi nella furia del dibattito politico e tenta di contenere le perdite eventuali di parlamentari.

Matteo Renzi alla Festa Democratica di Reggio Emilia ha detto che il congresso del Pd non può essere rinviato, ha detto che vuole “rottamare” le correnti e ha tagliato corto sulla questione della decadenza di B. affermando che in qualsiasi altro paese democratico chi è condannato se ne va a casa da solo e che solo l’anomalia non vuole saperne di togliersi di mezzo.

La ruota sta continuando a  girare. L’ho già scritto e lo ribadisco. Il futuro politico del Paese è legato ad almeno tre o quattro ipotesi.  Al momento possiamo solo constatare che le “carte migliori” le ha l’inquilino del Colle. Punto.

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