Nun c’è trippa pe’ gatti

Ignazio Marino, passeggiando per i Fori, ha spiegato a Matteo Renzi l’origine del detto romano “Nun c’è trippa pe’ gatti”. Sarebbe stato il sindaco Ernesto Nathan a coniarlo nel 1907, dopo aver tagliato dal bilancio comunale i “fondi per le frattaglie” destinate ai gatti.

Che “Nun c’è trippa pe’ gatti” deve averlo intuito anche B. in questi ultimi due giorni, dopo aver ricevuto l’ennesimo disappunto dal Colle. Il “condannato”, ormai è risaputo urbis et orbis, ambirebbe a mantenere “agibilità fisica e politica” e pende dalle labbra di Giorgio dispensatore di “grazie”. Anche nei confronti di Napolitano stessa strategia: un giorno fa lanciare intimidazioni e l’altro spedisce “colombe” con messaggi di pace. Così mentre Alessandro Sallusti turba i giorni del Presidente con minacce velate e insulti soffusi, Gianni Letta “tuba”.

A questo punto gli affezionati lettori vorranno sapere cosa accadrà nei prossimi giorni, ovvero se il Governo del “giovane” Letta continuerà a vagare negli acquitrini dell’incertezza, o sprofonderà nel nulla. Temo non lo sappia nessuno al di fuori del “condannato”. Anzi qualcuno ha azzardato l’ipotesi che nemmeno lui ne sia al corrente.

Per quanto possa sembrare assurdo a B. converrebbe augurare lunga vita all’esecutivo in carica, perché se poi non si dovesse andare a votare subito, se si rabberciasse un’altra maggioranza, allora potrebbe davvero mettersi male per il cavaliere dimezzato. Le facce scure dei peones pidiellini tornati anzitempo dalle vacanze d’agosto, i mugugni degli Scilipoti inquieti, i silenzi insofferenti di chi è riuscito per un pelo a farcela ancora una volta, denunciano malumore crescente. Qualche senatore pronto al salto della quaglia per il bene dell’ Italia potrebbe pure manifestarsi.

Se poi Grillo perderà il manipolo “dissidente”, i “numeri” dovrebbero esserci al Senato. Allora il Presidente affiderebbe “con viva e vibrante soddisfazione” un nuovo incarico e il “condannato” si ritroverebbe a fare i conti con defezioni e interdizioni. Anzi potrebbe addirittura finire i suoi giorni a barcamenarsi tra minacce d’arresto, processi e condanne.

Se per chiunque è difficile uscire dal personaggio che si è stati per tanto tempo, per B. è addirittura impossibile. La maschera ormai è tutt’uno con il volto. Per cui è probabile che la sua ventennale vicenda politica si concluderà con uno strappo. Forse l’ultimo. Un ennesimo tentativo di dividere il Paese pur di salvarsi dal disastro personale.

Apprendo mentre scrivo che il “condannato” avrebbe già registrato il “messaggio della rottura”. A meno di ripensamenti, andrà in onda domenica!

Comunque vada a perderci davvero sarà solo l’Italia. L’Italia incapace di scuotersi dal torpore e dall’ignavia. L’Italia affascinata e vinta dalle avventure di comici falliti, di pianisti da piano bar, di predicatori di fandonie, di furbetti con il volto rassicurante. L’Italia depredata e tradita dalle cricche e dai ciarlatani.

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