L’intermediario

disegno di Copi
disegno di Copi

Marcello Dell’Utri è stato, tra il 1974 e il 1992,  il “mediatore contrattuale” di un patto tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi, svolgendo senza mai sottrarsi un “ruolo di intermediario tra gli interessi dei protagonisti“, mantenendo “sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento”.

È stato acclarato definitivamente che Dell’Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e da Gaetano Cinà a Milano, presso il suo ufficio. Tale incontro, al quale erano presenti, oltre a Marcello Dell’Utri e Gaetano Cinà, anche Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l’assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi“.

Non credo ci sia molto altro da aggiungere. Le motivazioni della condanna in appello dell’intermediario tra B. e la mafia palermitana dimostrano l’opacità di Silvio B., pluri inquisito e “condannato”, con sentenza definitiva in altro processo.

Eppure quest’uomo pretende la “grazia” dal capo dello Stato. La pretende perché è il leader della destra italiana. La pretende perché – nonostante sia definitiva – non riconosce la validità della condanna inflittagli. Egli si pone al di là della Giustizia, in un certo senso al di là di ogni giudizio umano.

Quel che c’è di singolare nella vicenda però, non è l’infinito sottrarsi di B. alle conseguenze del suo agire (privato e politico). Singolare è che B. continui ad avere un seguito nel Paese, un consenso diffuso. Non basta la “riconosciuta” capacità mediatica del condannato a spiegare la singolarità. Il “messaggio” attecchisce perché trova terreno fertile.

Allora occorre prendere atto che nelle profondità remote di troppe coscienze italiche c’è una zona oscura. Gli italiani non si fidano della politica e nemmeno della “legge”, questo è risaputo. Gli italiani sono bravi ad arrangiarsi e, nel farlo, mal sopportano i controlli, le limitazioni, le regole. Gli italiani pensano ai “fatti loro” e del “bene comune” se ne infischiano. Gli italiani sono tutti un po’ sensali e non disdegnano di mettersi in mezzo, purché ci sia da guadagnare. Gli italiani venerano la furbizia e, se capita l’occasione, non si sottraggono ad allungare la mano, a prendere, ad intascare.

Malattie dell’anima e della coscienza. Malattie ataviche. Malattie da debellare.

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