Il fascino del Male

b1È stato il tormentone dell’estate italiana. Una estate rovente di attese e minacce, di bluff e di avvertimenti, di incontri e di scontri, di ipotesi e di chiacchiere inutili.

Ora l’ultimo atto è iniziato! B. tra qualche giorno verrà dichiarato decaduto dalla carica di senatore della Repubblica italiana. Poi, nelle settimane a seguire, la corte d’Appello di Milano stabilirà la durata della pena accessoria (minimo tre anni di interdizione), infine il “condannato” sconterà la pena (ridotta ad un anno) chiedendo – come sembra più probabile – l’assegnazione ai sevizi sociali.

In tutto questo non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che il “condannato” non vuole accettare le conseguenze della pena, proclamandosi “non colpevole” e pretendendo un trattamento particolare in virtù della sua storia politica. Per far valere quelle che ritiene le sue ragioni utilizza tutti i mezzi di cui dispone e minaccia ogni giorno di far cadere il Governo in carica.

B. è capace di tutto di fronte al pericolo (e qualche pericolo visti i processi che ha in corso lo corre davvero). La maschera e il volto ormai coincidono, sono diventate tutt’uno.

B. – lo abbiamo già scritto tante volte – ha a cuore, prima di ogni altra cosa (anche prima della sua “roba”) la propria sopravvivenza politica. Lui si sente al di fuori dello “stato di diritto” e, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe continuato a modellare uno Stato a suo uso e consumo (vedi leggi “ad personam”), intaccando la Costituzione e cancellando la democrazia parlamentare. Fino al punto di condurre se stesso sul Colle più alto.

Non so cosa scriveranno gli storici negli anni a venire di questo personaggio dal passato oscuro, sulla ribalta della “Milano da bere” prima come palazzinaro, poi come imprenditore televisivo, grazie alla compiacenza del potere socialista e democristiano. Resta il fatto che B. ha giocato la sua partita politica grazie al “consenso” ottenuto, grazie alla miopia della “sinistra” italiana, incapace di accorgersi dei profondi cambiamenti che hanno attraversato il Paese.

A noi – anche questo lo abbiamo già scritto – continua a preoccupare il “consenso”. Tra i milioni di italiani che lo hanno votato e che sarebbero disposti a votarlo ancora c’è di tutto. Furbi e corrotti in prima linea, poi Italiani incapaci di pensare un Paese diverso, perché nel magma del “liberismo all’amatriciana” hanno costruito piccole fortune, hanno sopravvissuto bene, hanno “sistemato” parenti e amici, ma anche tanti scontenti, allarmati e spaventati dal clima di perenne incertezza, dall’incapacità degli “altri” di presentare al Paese un progetto credibile di cambiamento.

L’Italia è un paese attraversato da contraddizioni e paure. L’Italia è densa di stratificazioni e calcificazioni, di aree abbandonate alla criminalità e al degrado, di burocrazie elefantiache e incapaci, di strutture educative ormai al collasso, di economie vecchie, oppure selvagge (ripensate a cos’era Mediobanca e a cosa è diventata, ripensate al “sommerso”), di classi politiche inadeguate a comprenderne le contraddizioni.

In questo contesto può accadere di tutto.

Il Male emana un fascino talvolta irresistibile. Il Male assume forme sorprendenti. Il Male corrompe e trascina con se anche gli esseri più insospettabili. Tuttavia il Male, per crescere, per avvolgere il mondo e sopraffarlo ha bisogno di interpreti e di comparse, insomma ha bisogno di chi guidi il gioco e di di chi accetti di giocare.  Le promesse del Male non avrebbero seguito se non ci fosse chi le rende credibili ma anche chi ci crede. Spesso ci si rende conto di cosa è accaduto troppo tardi perché la strada per l’inferno è davvero lastricata da buone intenzioni.

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