Ciao Frank!

Un’altra tegola sembrerebbe gravare sul destino politico e personale di Silvio B. Un nuovo tassello che potrebbe aggiungersi al mosaico già noto del caso Mediaset. Si tratta di una “vecchia” storia messa a tacere – almeno secondo quanto ha detto Sergio De Gregorio prima ai pm di Napoli e poi a quelli di Milano, dopo un intervento dello stesso De Gregorio sul governo di Hong Kong.

Il 4 ottobre 2006 il procuratore Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro inoltrano alle autorità di Hong Kong la rogatoria relativa ad un’indagine su una presunta frode fiscale perpetrata da B. e Frank Agrama. Secondo i magistrati la frode ammonterebbe a 170 milioni di dollari, versati da conti ufficiali del gruppo Fininvest nelle società dell’amico Frank Agrama, titolare della The Harmony Gold Companies.

Ecco come ha ricostruito i grigi contorni di quella vicenda Sergio De Gregorio.

“Andai ad Hong Kong nel 2007 e il console italiano Alessandro De Pedis, mi rilasciò un appunto in cui mi informava che i pm milanesi Spadaro e De Pasquale erano andati ad Hong Kong a fare perquisizioni avendo il sospetto che due società di Agrama, servissero semplicemente da punto di riferimento per gonfiare i costi delle pellicole tv (..) e frodare il fisco (…). Il console mi disse: Ma che lei sappia, il presidente Berlusconi, questa cosa la sa o no?. Berlusconi non sapeva nulla, perché quando io tornai, andai a Palazzo Grazioli, e dissi: Guarda, Presidente, mi hanno detto di questa indagine dei pm, ne sai niente? Lui chiama Ghedini che dice no. Berlusconi dice: Che si può fare? Se i pm portano in Aula quelle carte è un disastro. E io dico: Tu sei il capo dell’opposizione e puoi rivendicare presso il Governo di Hong Kong il tuo diritto a veder tutelate delle informazioni che riguardino atti giudiziari relativi ad un parlamentare”.

Continua De Gregorio:

“Io sono tornato ad Hong Kong, ho parlato con il Ministro degli Affari Costituzionali “Lam”, ho parlato con il ministro delle Finanze “Zeng” (…). Chiesi al rappresentante speciale presso l’Ue, Mary Chow di venire a Roma, la incontrai e le comunicai: Guardi che è improponibile che le autorità di Hong Kong non rivedano questa decisione relativamente ai fatti che riguardano Agrama, perché Berlusconi mi incarica di dirle che si sente illegittimamente coinvolto in una vicenda in cui la decisione politica prescinde da quella giudiziaria, in cui sono stati commessi degli illeciti; la prego di riferire che Berlusconi vuole che le sue autorità intervengano”.

Poi tornai a Palazzo Grazioli e dissi a B. che forse era il caso che lui intervenisse sull’ambasciatore cinese. Lui disse: Vai tu dall’ambasciatore cinese e vagli a portare la mia contrarietà rispetto a questa decisione e chiedigli di intervenire perché tutto venga ristabilito sempre come parlamentare, mica privatamente, eh. Io andai all’ambasciata cinese e dissi che il capo dell’opposizione in Italia riteneva grave che in territorio cinese avessero consentito un’aggressione ai suoi danni, peraltro senza una rogatoria. L’ambasciatore cinese mi disse che non era possibile e che si sarebbe informato, e chiese di porgere le sue scuse a Berlusconi. Andai da Berlusconi, gli dissi: Secondo me è il caso che lo inviti a pranzo da te”.

“All’atto della mia andata ad Hong Kong il console mi informò che (…) la difesa di Agrama, avendo fatto istanza di primo grado alla corte di Hong Kong, si era vista respingere le sue osservazioni. Dopo l’intervento però tutto cambia. C’è prova che le autorità cinesi in secondo grado rividero la decisione a tal punto che il Tribunale ha annullò il provvedimento di sequestro; ed il Governo cinese chiese una rogatoria per interrogare i pm De Pasquale e Spadaro”.

“Il governo di Hong Kong si diede un gran da fare per quella vicenda che riguardava Berlusconi, ma ovviamente chiese anche dei nostri interventi politici, per esempio, il Ministro delle Finanze di Hong Kong ci chiese di incidere sul Governo perché rimuovesse Hong Kong dalla black list (…) il Senatore Saro fece una dichiarazione pubblica in cui chiedeva che Hong Kong fosse rimossa dalla black list”.

“Il premier Donald Tsang, chiedeva di essere ricevuto riservatamente dal Papa. Io mi misi in moto e andai a trovare, insieme al defunto Saverio Valente, monsignor Pietro Parolin, che era sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, uno dei vice del cardinale Bertone, e riuscii ad ottenere che Sua Santità accettasse di incontrarlo. Consegui l’appuntamento fra Donald Tsang e il Santo Padre, anche contro il parere del Nunzio Apostolico ad Hong Kong, però poi il premier non ottenne il permesso di venire dalle autorità cinesi. Saltò l’opportunità, io profittai per chiedere a monsignor Pietro Parolin un’udienza privata con sua Santità. Questi accettò di erogare la benedizione a me e alla mia famiglia; se volete ho le foto”.

Ad onor di cronaca va rilevato che Alessandro De Pedis, venuto a conoscenza della testimonianza di De Gregorio dai media, ne ha smentito la veridicità affermando di non avergli mai consegnato alcuna nota riservata.

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