The show must go on

La frase più gettonata in questi giorni nei corridoi del Nazareno è: “Abbiamo già dato!“. Se B. dovesse ritirare l’appoggio a Enrico Letta la soluzione è già pronta. Un governo istituzionale, non guidato da un premier del Pd, un governo per portare il paese al voto senza il porcellum. Tutti contenti! Matteo Renzi potrebbe tentare di “asfaltare” il Pdl e la componente “sinistra” potrebbe rimandare il congresso.

Ma il condannato staccherà la spina? Al momento non è dato saperlo e il “tormentone” della calda estate italiana continua.

Oggi tutti guardano affascinati e inorgogliti al relitto della Concordia (per la verità ancora mezzo affondato), raddrizzato dal consorzio italo americano Titan-Micoperi. Applausi e lacrime hanno già intasato gli schermi quando all’alba il corpo metallico, martoriato dagli scogli e dalle tempeste è apparso sugli schermi di tutto il mondo. “Un cadavere destinato all’obitorio”, ha scritto Marcello Veneziani. Una fragile illusione da smantellare al più presto. 

È il fascino perverso del tragico mediato dalla televisione. È la tragedia fatta spettacolo. Chissà perché questo genere di intrattenimento piace così tanto? Forse perché si può osservare la catastrofe standosene comodamente seduti sull’amato divano di casa. Forse perché le disgrazie altrui, quando sono condivise mediaticamente, generano quel fritto misto di morbosa curiosità e pena tanto caro a certa cultura italiota.

Pur mantenendo i debiti distinguo (il raddrizzamento della Concordia è il penultimo atto di un’immane tragedia) si può paragonare la diretta dal Giglio alle furiose “litigate” sempre più in voga tra gli ospiti dei talk show televisivi.

The show must go on. Lo spettacolo deve continuare. Eppure, anche se solo di spettacolo si tratta, l’italiota medio si identifica e si infervora, trattenendo a stento l’impulso di recarsi nello studio televisivo a spellarsi le mani.

In un certo senso pure lo psicodramma del condannato è uno spettacolo offerto al pubblico. Tifoserie con inni e striscioni le abbiamo già viste all’opera, Come accade nel Calcio, è stata la stessa Società di famiglia (il Pdl) a fomentarne gli ardori. Abbiamo così assistito alla protesta degli affiliati davanti il Tribunale di Milano, alla mesta uscita dei falchi dai cancelli di Arcore, dopo la sentenza, alla furia commossa del caro leader sul palco montato in fretta e furia a via del Plebiscito. Ora manca la comparsata a Porta a Porta e il video messaggio registrato agli italiani.

“The show must go on”, chiedono in coro falchi, colombe e cornacchie. E il condannato è pronto a far del suo meglio per non tradire le attese, per non deludere il pubblico, da oltre venti anni, fedele. Tuttavia il fremito gioioso e spavaldo degli esordi non c’è più. Dagli splendidi saloni di villa San Martino, dai viali alberati dell’immenso parco, dai tenui bagliori dei tanti schermi televisivi disseminati ovunque, “lui” ha iniziato ad intravedere il tramonto.

L’animale ferito è ancora capace di colpi di coda dalle conseguenze imprevedibili. Tuttavia la visione della propria fine politica deve aver risvegliato un sentimento a lungo esorcizzato. Il gran via vai di famigli, le rare apparizioni pubbliche degli ultimi mesi, la vita rintanata nel bunker con il cane e la fidanzata sono solo sintomi. La malattia si chiama solitudine. Chissà quali sensazioni suscitano nel condannato tutti gli schiamazzi degli affiliati? Chissà quanto deve apparirgli ridicola e fastidiosa la subdola lotta per la successione? Chissà quanto devono sembrargli lontani i tempi spensierati del “Bunga Bunga” e le serate allegre a Palazzo Grazioli?

“The show must go on”. E lo spettacolo continuerà perché ormai lo spettacolo è ovunque, perché la rappresentazione può anche fare a meno del protagonista. Come nelle serie televisive, dove i personaggi possono essere sostituiti nel giro di una puntata, lo spettacolo potrà andare avanti anche senza di lui. E proprio qui sta il punto: si rassegnerà a percorrere con Dudù il viale del tramonto, o tenterà fino alla fine di tenersi il posto da protagonista?

Chi può dirlo! Forse sarebbe più semplice per tutti alzarsi dalla poltrona e spegnere il televisore.

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