L’ultimo discorso registrato

Di B. nel suo ultimo video messaggio è stato scritto di tutto: mistificatore, affabulatore, eversore. “The show must go on”, avevamo annunciato noi sul blog e non siamo stati smentiti: lo spettacolo è continuato. Aspetto, contenuti, commozioni e slogan, tutto studiato fin nei minimi particolari.

Come al solito B. ha parlato alla “pancia” e alla “saccoccia” degli italiani.

Nel suo discorso i magistrati sono sempre una casta di impuniti che da venti anni lo perseguita. La sinistra è sempre un’accozzaglia di invidiosi e accidiosi che, non riuscendo a batterlo altrimenti, ha sguinzagliato procuratori e giudici per toglierlo di mezzo. Il Moloch è sempre la patrimoniale che i comunisti vogliono introdurre al fine di mettere le mani sui risparmi degli italiani. E lui è sempre un innocente, anche quando le prove dei reati commessi sono evidenti, anche quando i testimoni a suo carico sono rei confessi.

Nonostante sia tutto chiaro da anni, nonostante il trucco sia stato svelato, nonostante il “corpo” sia stato spogliato resta la maschera parlante. Una maschera ormai tutt’uno con la carne. Una maschera divenuta volto. Una maschera ancora capace di irretire, di persuadere, di stabilire un contatto emotivo con milioni di telespettatori.

Ieri sera non c’era un notiziario televisivo che non avesse in apertura la faccia, preconfezionata con abbondanza di cerone, del leader della rinata Forza Italia. E gli ascolti sono stati alti. B. riesce ancora a stabilire un legame profondo con il pubblico di sempre. Poiché i legami sono biunivoci, dobbiamo prendere atto che il pubblico di B. non è composto da soggetti passivi, ma da individui consapevoli della corrispondenza. Insomma B. continua ad esistere politicamente perché c’è un pezzo di Paese che resta ben disposto nei suoi confronti. Un pezzo di Paese sospettoso e diffidente nei confronti della magistratura, terrorizzato dalla prospettiva di dover pagare le tasse, di dover rispettare le regole, di dover rinunciare a quella zona d’ombra, tuttora esistente, dove piccole e grandi illegalità vengono consumate ogni giorno.

Un tempo gli istituti di ricerca segnalavano nel “sommerso” uno degli elementi trainanti della nostra stramba economia. Il “sommerso” è ancora là a prosperare, mentre il vecchio capitalismo familiare arranca e le poche migliaia di aziende italiane capaci di muoversi sui mercati internazionali tentano disperatamente di agganciare la tenue ripresa. La tendenza italica a nascondere la “roba” per paura che lo Stato possa portarsela via è tutt’altro che scomparsa. Il problema del sommerso non è mai stato quello di emergere – la stragrande maggioranza delle attività non sarebbe in grado di sopportare la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e l’entrata nel regime fiscale – ma quello di non farsi individuare, di liberarsi degli asfissianti controlli.

E non c’è solo un pezzo dell’economia nel sommerso, ma anche tutti gli italiani allergici all’idea di dover rispettare le regole del Paese legale.

B. ha garantito per venti anni un patto di non aggressione, non scritto, con questo variegato mondo e quel mondo lo ha sempre ripagato elettoralmente.

Proprio a quel mondo ora il leader della rediviva Forza Italia si rivolge, con le parole di un tempo, per rinsaldare il patto. Lui non farà cascare il governo delle “larghe intese”, almeno non subito. Lui continuerà a martellare il Pd per farne esplodere le contraddizioni. Lui prometterà un nuovo rinascimento liberale, un Paese dove ognuno sarà libero di farsi gli affari suoi senza nulla dovere alla comunità, senza correre il rischio di subire l’onta dei controlli di legalità, senza dover rinunciare ai vantaggi offerti dall’essere un invisibile benestante.

In cambio non chiede poi molto… e che i comunisti vadano tutti a farsi fottere insieme allo stato di diritto e tutte le altre baggianate di cui si riempiono la bocca solo per fargli un dispetto.

Ed io vi ho solamente raccontato 
senza niente inventare, 
l’ultimo discorso registrato 
dell’uomo che voleva parlare, 

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