L’ultimo colpo allo Stato

Il terrore di B. è quello di finire in galera perché altre inchieste della magistratura stanno arrivando. Il terrore degli affiliati è quello di scomparire dalla scena politica, giacché nessuno di loro sarebbe in grado di tenere insieme Forza Italia.

La pensata è semplice. Dimissioni in massa e ritorno al voto. La motivazione dichiarata è sempre la stessa: una reazione al “complotto” della sinistra e della magistratura finalizzato ad eliminare il capo della destra italiana. Nell’ultima esternazione il complotto è stato paragonato ad un colpo di stato. Anche la motivazione occulta è sempre la stessa: ottenere un salvacondotto, un condono tombale, ovvero liberarsi dalle accuse e dai processi semplicemente cancellando tutto.

Il pensiero che muove le fila, che ordisce strategie e quello di un individuo che si ritiene al di fuori della Giustizia, convinto che la Legge non è uguale per tutti.

È un pensiero inquietante che dovrebbe suscitare sdegno. È un pensiero reazionario, che mina le radici dello Stato di diritto.

B. sostiene di non aver avuto modo di difendersi. È una menzogna perché, come qualsiasi altro cittadino, ha potuto farlo nei processi, avvalendosi dei migliori avvocati. Ma non è tutto. Come leader politico, divenuto capo dell’esecutivo in virtù dei successi elettorali, ha addirittura cambiato le leggi, ha ritardato i tempi processuali avvalendosi del “legittimo impedimento” e, forse, ha utilizzato il potere e la posizione per vanificare e far sparire le prove a carico.

Ancora oggi, dopo la prima condanna definitiva, B. utilizza la sua posizione politica per ricattare e intimidire il Governo e il Presidente della Repubblica.

È venuto il momento di farla finita. La “strategia del pendolo”, ovvero l’alternarsi di fiducia e sfiducia nei confronti delle “larghe intese”, è più deleteria dell’esistenza stessa di un governo. L’Italia non può sopportare oltre le pericolose oscillazioni mentali di un condannato.

Si può governare per il bene dell’Italia con chi dimostra di fregarsene del Paese? Io credo non sia più possibile. Il Pd, sollecitato dal Capo dello Stato, ci ha provato a farlo, pagando un prezzo altissimo in termini di consenso e credibilità. Ora occorre spiegare al Paese che non è più possibile.

Tanti saranno i rischi. Lo spread risalirà, le speculazioni sulle aziende italiane diverranno insostenibili, l’instabilità provocherà ulteriori disincentivi ad investire, i disoccupati continueranno ad aumentare e potremmo essere costretti a tornare al voto con il maledetto Porcellum. Per non parlare poi degli scenari politici che potrebbero aprirsi all’indomani delle elezioni

Tuttavia così non si può andare avanti. Non si può lavorare sotto una continua minaccia. “Inquietante sarebbe il proposito – ha scritto in una nota Napolitano – di compiere tale gesto al fine di esercitare un’estrema pressione sul Capo dello Stato per il più ravvicinato scioglimento delle Camere“. Parole al vento.

Allora se vogliono dimettersi che si dimettano pure. Se non lo faranno, se le dichiarazioni dei parlamentari della destra si dovessero rivelare l’ennesimo bluff allora dovrebbe essere il Presidente del Consiglio a trarne le conseguenze. Non può continuare con i ricatti, nell’attesa di essere sfiduciato. Occorre prendere subito atto che con questa destra, nelle mani di un pregiudicato e plurindagato, non si può governare. Salga al Colle e cerchi, insieme a Giorgio Napolitano, una soluzione alternativa, magari transitoria, per approvare la legge di stabilità, cambiare la legge elettorale e portare il Paese a nuove elezioni.

 

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