Miserie della politica

I mali della politica italiana sono di due diverse tipologie.

La prima è diretta conseguenza dell’instabilità, ovvero della fragilità scaturita dal risultato elettorale, anche grazie al Porcellum, e consiste nel non turbare i fragili equilibri politici, nel quotidiano dover fare i conti con le varie “sensibilità” all’interno dell’attuale maggioranza.

La seconda è figlia del berlusconismo, ma si è diffusa rapidamente come un cancro, e consiste nel procedere criminalizzando l’avversario, nell’evocare odio piuttosto che rispetto, nell’alimentare il malumore e la sfiducia, piuttosto che occuparsi di intervenire sulle cause del disagio reale.

Non è bastata la tragedia di Lampedusa! Non sono bastati i morti annegati, ancora imprigionati nel barcone affondato, a fermare la pantomima, l’inutile sfilata di “autorità” con il volto affranto e la voce grave. La legge sull’emigrazione, la Bossi-Fini, è ancora là. Abrogarla è difficile perché quelli che l’hanno volutata si risentirebbero e non conviene al Governo urtarne la sensibilità perché ricomincerebbero a fibrillare. Così stamane Letta il giovane, accompagnato da Manuel Barroso, si è preso qualche fischio e epiteti poco edificanti. In compenso le “larghe intese” restano salde, se pure un po’ meno larghe, e la suscettibilità di chi i barconi li affonderebbe al largo non è stata urtata.

È bastato un messaggio del Presidente della Repubblica alle camere per sollevare i ragli dei parlamentari del M5S e del gran burattinaio. Grida scomposte e offese, com’è ormai nel loro costume. I grillini necessitano di confusione permanente perché se dovesse tornare il “sereno” scomparirebbero senza lasciare traccia. Il manovratore sa bene che la confusione bisogna alimentarla con costanza e all’uopo tutto va bene, anche mascherare il dramma di tanti nel presunto vantaggio di uno solo.

Miserie di una politica incapace di cogliere la complessità della società civile, di resuscitare la fiducia, di ridare speranza.

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