Nel Campo di Goffredo…

bettiniDopo il risultato delle elezioni politiche, il gruppo dirigente ha parlato di mezza vittoria. In realtà, sappiamo bene, che è stata una dolorosissima sconfitta.

L’ha detto Goffredo Bettini, nella lunga giornata di “Campo Democratico“ svoltasi sabato 12 ottobre al Teatro Quirino di Roma. All’incontro hanno partecipato Pippo CivatiGianni Cuperlo e Gianni Pittella, tre dei candidati alla segreteria. Presenti anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il governatore della Puglia Nichi Vendola. Matteo Renzi, ha declinato l’invito. In rappresentanza della sua area è intervenuto Graziano Del Rio, ministro per i Rapporti con il Parlamento.

“Abbiamo ottenuto qualche voto in più di un Pdl in piena crisi, conquistando, grazie ad una legge elettorale oscena, una quantità sproporzionata di parlamentari. Abbiamo accettato le larghe intese, anche se in verità si tratta di piccole intese”.

Il Pd e il Pdl messi assieme hanno circa il 40% del corpo elettorale avente diritto al voto. Paradossalmente, se il partito di Berlusconi dovesse arrivare ad una scissione, la legittimazione e la forza di rappresentanza sarebbe ulteriormente diminuita.

Sarebbe un errore imperdonabile dare un valore strategico a questa coalizione che deve rimanere, invece, legata a una missione, a uno scopo. Deve essere transitoria e con un carattere di emergenza”.

“L’idea di cambiare l’Italia, insieme a coloro che l’hanno fatta sprofondare è illusoria, forviante e rischiosa. Nella sinistra, spesso, il moderatismo ha coinciso con il massimo dell’avventurismo”.

“Evitiamo questo errore; anche perché il ventennio berlusconiano non finirà con la decadenza di Berlusconi, con la sua personale distruzione politica. Il ventennio berlusconiano finirà quando al populismo avremo sostituito il popolo”.

“Senza un Pd radicalmente nuovo e ricostituito dalle fondamenta, questi obiettivi sono impensabili. Campo Democratico vuole cambiare tutto nel PD. Vuole unire in un unico soggetto riformatore le componenti più radicali e quelle più moderate, unite da uno sguardo comune, da un’idea condivisa di giustizia sociale che punti a rovesciare l’equilibrio tra chi sta sopra e chi sta sotto nelle gerarchie sociali”.

“Noi proponiamo un Campo Democratico che unisca tutte le correnti in una sola idea di sinistra. Le correnti sono solo la conservazione di gruppi dirigenti logori. Abbiamo vinto quando abbiamo lasciato sciolte le briglie all’entusiasmo. Abbiamo vivisezionato il campo del centrosinistra attraverso una miriade di definizioni, dimenticando la parola semplice che ci unisce, democratici”.

“Vogliamo un campo ampio che va da Mondello, imprenditore illuminato, a Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà. Il Campo Democratico dà potere agli iscritti: non è un semplice movimentismo ma una struttura permanente che rende contendibile il dibattito sulle idee, il contrario di ciò che fa Grillo. Dire ‘di sinistra’ non basta più perché tanti partiti di sinistra hanno fatto cose non di sinistra. La sinistra non è un marchio, ma è un sentimento. Non saranno gli equilibri tra gli involti del passato a salvare il partito ma il mettere insieme il meglio che è dentro di noi”.

“Il campo democratico si organizza, si dà ordine, e decide dando potere alle persone.  I circoli debbono trasformarsi in migliaia di agorà nelle quali pulsa la vita del Paese. Gli iscritti non debbono scegliere esclusivamente attraverso le primarie le persone da candidare, ma anche gli indirizzi sulle questioni decisive che riguardano la politica e la vita della Repubblica. Ci vuole una potente cessione di sovranità dall’alto verso il basso“.

 

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