Le invasioni barbariche

Quelli di Torino, Asti, Rovigo, Piacenza, Roma, Frosinone, Lecce, Cosenza, Torino, Catania, sono solo i casi più eclatanti. Viene da chiedersi se il fenomeno del tesseramento gonfiato nel Pd sia limitato alle situazioni denunciate, o addirittura più capillare e diffuso. Le storie raccontate sembrano tutte identiche: dopo i dibattiti, spesso in circoli semivuoti, arrivano gruppi di sconosciuti, in alcuni casi stranieri, richiedono, come da regolamento, di iscriversi al Pd, votano e se ne vanno. Talvolta il clima diventa incandescente e dalle parole si passa ai fatti.

Quando si va ad approfondire, quasi sempre si scopre che dietro questi fenomeni si nascondono personaggi di varia provenienza  e di dubbia reputazione, preoccupati solo di accrescere il loro potere locale, ovvero l’orticello “faticosamente” zappato in questi anni di gran confusione politica. Un orticello che gli ha consentito di conquistarsi un ruolo: ras di quartieri, di municipalizzate, di Asl, di correnti legate a questo o quel parlamentare.

Insomma non sembra esserci un “disegno”, ordito da qualcuno dei candidati alla segreteria, dietro il boom delle tessere, ma solo tanti “scarabocchi” fatti in casa. Accanto al dibattito politico “alto” sulle diverse visioni del futuro, sulle differenti sensibilità si stanno svolgendo nel “basso” ventre del partito aspre lotte per il potere locale. Poco conta se poi i piccoli ras si richiamano ai candidati nazionali, perché si tratta solo di convenienza.

Più che una mutazione antropologica, quella in atto nel Pd ha le caratteristiche di una invasione barbarica. Tribù, spesso tra loro in lotta, escono allo scoperto per mantenere, o conquistare, il potere su piccole province dell’impero, sopraffacendo i pochi residenti rimasti. I militanti storici del Pd oppongono scarsa resistenza un po’ perché non hanno i mezzi per fronteggiare i barbari, un po’ perché sono stanchi e disorientati.

Tuttavia non si tratta di un fenomeno inaspettato. La decadenza delle strutture organizzative del Pd è iniziata nel momento della sua fondazione perché era già in atto nelle due formazioni politiche che sono confluite a formarlo.

Purtroppo, almeno nell’immediato, non c’è una soluzione praticabile. Salvo “annullare” quei congressi di circolo dove appare evidente la presenza di iscritti fasulli, le famose “truppe cammellate” per intenderci, apparse dal nulla.

Ora, terminati i congressi di circolo, gli iscritti saranno chiamati a votare per i candidati alla segreteria nazionale. In attesa delle primarie dell’8 dicembre saranno gli iscritti ad esprimere la loro preferenza e, al termine di questa seconda fase, i candidati in corsa si ridurranno da quattro a tre.

Anche se il regolamento congressuale appare macchinoso, tanto da far pensare più al “Grande Fratello”, che ad un grande partito, credo che alla fine la “partecipazione” alle due fasi di voto (quella limitata agli iscritti e quella allargata) livellerà le anomalie.

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