La politica non si fa con le tabelline

Romano Prodi è tornato a parlare dei nodi europei in un’intervista alla Nazione. Due le critiche più forti.

In primo luogo le politiche di austerity “imposte” dalla Germania:

I tedeschi dovrebbero battere i pugni sul tavolo insieme Francia, Italia e Spagna, ma non lo fanno perché si illudono di cavarsela da soli.

In secondo luogo i parametri di Maastricht immutati da 20 anni:

Non è stupido che ci siano i parametri come punto di riferimento. È stupido che si lascino immutati 20 anni. Il 3% di deficit/Pil ha senso in certi momenti, in altri sarebbe giusto lo zero, in altri il 4 o il 5%. Un accordo presuppone una politica che lo gestisca e la politica non si fa con le tabelline.

Basta analizzare i casi di Spagna, Portogallo e Grecia, per rendersi conto che dietro le politiche “lacrime e sangue” c’è una premessa completamente sbagliata. Il contenimento della spesa della pubblica amministrazione, accompagnata ad una crescita rilevante la pressione fiscale, ha provocato: disoccupazione, riduzione dei consumi e aumento delle disuguaglianze. Per dirla ancora più chiaramente, tagliare la spesa pubblica e aumentare la pressione fiscale produce crescita pressoché nulla, una tendenza al declino, un innalzamento del debito pubblico e una modesta riduzione del disavanzo.

L’ottusa rigidità di chi pretende il rispetto di parametri che in questo momento rappresentano solo delle assurde limitazioniil prevalere dei singoli interessi nazionali possono far collassare l’Europa. Romano Prodi ha ragione: la politica non si fa con le tabelline. La Germania per venti anni ha impedito che gli stati appartenenti alla Comunità Europea potessero farsi garanti del debito di un paese membro, limitando nei fatti la possibilità di intervento delle banche centrali e della Bce.

Occorre passare dall’egoismo di pochi alla solidarietà di tanti. O lo si capisce, o l’Europa come entità economica e politica è destinata al fallimento.

prodi
disegno di Fulvio Ichestre

 

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