I tre giorni che sconvolsero il Pd

i_tre_giorni_che_sconvolsero_il_pd_cover_sandra_zampa_555La sensazione che alle spalle di tutti si stia lavorando perché accada qualcosa non mi lascia più“. In questa breve frase riportata da Sandra Zampa ne I tre giorni che sconvolsero il Pd c’è la sintesi dello stato d’animo che deve aver attraversato, già dalla mattinata del 19 aprile, molti parlamentari democratici.

La storia è nota. Poche ore prima, alle 8.50, Pierluigi Bersani aveva preso la parola al Capranica dicendo: “Mi prendo la responsabilità di proporre Romano Prodi come candidato al Quirinale“. Ne era seguito un lungo applauso liberatorio, avviato da un gran numero di giovani parlamentari alzatisi in piedi ancora prima che il segretario del Pd finisse di parlare.

Saprò solo in seguito che Prodi aveva chiesto che il suo nome venisse sottoposto a votazione segreta“. Ma al Capranica si votò per alzata di mano e fu una standing ovation. Almeno apparentemente.

Mi sono interrogato tante volte su questa imperdonabile leggerezza. È impensabile che Bersani, pur stanco e stremato dalle lunghe trattative per dare un Governo al Paese, non abbia intuito quanto il partito fosse dilaniato tra due visioni politiche assolutamente diverse e incompatibili. Chi aveva cercato una intesa con il centrodestra e aveva visto nell’accordo sul nome del Presidente della Repubblica un prologo per la soluzione dello stallo politico post elettorale, poteva rinunciare nel giro di poche ore a quella prospettiva? L’errore è stato nell’averlo pensato introducendo il nome di Romano Prodi quasi come uno spartiacque o nell’aver scientemente rifiutato la richiesta di “primarie” tra i parlamentari per decidere il nuovo nome? Certamente le primarie tra Prodi e D’Alema avrebbero avuto il sapore di una conta interna e avrebbero ulteriormente indebolito il segretario uscito già ridimensionato dal risultato elettorale.

Sandra Zampa ne I tre giorni che sconvolsero il Pd  non tratteggia il profilo dei 101 e nemmeno ne tenta l’individuazione, anche se fa riferimento a tre telefonate avvenute nelle ore immediatamente precedenti la votazione. Conversazioni di Romano Prodi con Massimo D’Alema, Mario Monti e Stefano Rodotà. Nelle tre telefonate c’è l’annuncio di quanto poi sarebbe accaduto. Nel colloquio tra Prodi e D’Alema svoltosi nella mattinata del 19, quest’ultimo gli esprime: “profonda contrarietà per le modalità con cui è avvenuta la candidatura”. Monti ribadisce la sua posizione avversa, ma è disposto a cambiare idea se Prodi gli promette l’incarico a formare il nuovo governo e Rodotà, anche di fronte alla candidatura di Prodi, non si ritira.

Al di là dei retroscena, la brava Sandra Zampa si interroga sulle motivazioni politiche che hanno portato al voto del 19 aprile. Innanzi tutto la strategia di sbarramento messa in campo dal nemico di sempre e poi quell’oscuro manifestarsi di una convergenza tra Berlusconi e parte del Pd al fine di bloccare la salita al Colle di un uomo che per la sua visione e la sua storia mai avrebbe permesso la soluzione delle “larghe intese”.

La campagna anti Prodi al Colle era iniziata per Berlusconi ben prima di quel sabato 13 aprile (manifestazione del Pdl con la partecipazione di B. a Bari). Di fatto mai cessata, aveva però preso un ritmo assiduo inaugurando l’anno nuovo, l’anno dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, rivelandosi così utile anche in campagna elettorale (…). Il metodo no differisce dal consueto ed è ben collaudato: spargere fango ovunque e accendere il ventilatore (…). Quel metodo Berlusconi lo ha appreso da Karl Rowe, il consulente per la comunicazione che l’allora presidente Bush nel 2006 aveva consigliato al Cavaliere preoccupato di una sconfitta elettorale“.

Tutto si conclude il 20 aprile. “L’elezione di Napolitano viene salutata da applausi di Pd e Scelta civica. Anche la destra si unisce, paga di aver scongiurato l’elezione di Prodi. I parlamentari di M5S non si alzano in piedi e non applaudono. Canta l’inno di Mameli un Berlusconi che un nostro militante non esiterà a definire gongolante. Mostra il dito medio alla folla di piazza Montecitorio il senatore Gasparri“.

Annunci