La Traversata di Fabrizio Barca

downloadParlare di un libro come La traversata di Fabrizio Barca (Feltrinelli) senza entrarci dentro, senza coglierne l’intensità e la complessità, ma anche la freschezza e l’ampiezza, sarebbe come tentare di spiegare a chi non l’ha mai mangiato il sapore delle arance.

La traversata è, in estrema sintesi, la rilettura della “Memoria”, scritta al termine dell’esperienza nel governo Monti, alla luce delle centinaia di incontri fatti nel corso del lungo viaggio per l’Italia nei circoli del Pd, ma anche in luoghi estranei alla politica militante.

Il libro si apre con una lunga intervista di Stefano Feltri, nel corso della quale Barca racconta le sue proposte, le impressioni della “traversata”, ma anche la storia personale.

Quando ha conosciuto la politica attiva?
A scuola. Quando arrivai al liceo Mamiani eravamo nel 1967, l’inizio dell’esplosione del movimento. Feci parte del comitato di base del Mamiani, che era vicino al movimento. Sono stati anni in cui c’è stata anche tensione con mio padre per questo: un giorno organizzammo una manifestazione che partiva dalla scuola e finiva sotto casa del preside Tullio. Da una cabina telefonica chiamai a casa per dire che non sarei tornato per il pranzo, da noi le regole su questo erano molto ferree. Avevo l’ingenuità dell’eroe che osava sfidare il preside, invece da mio padre ricevetti solo urla invereconde. E così è andata per un paio d’anni. In seconda liceo mi distaccai: non mi ritrovavo più nelle posizioni del movimento e mi iscrissi alla Fgci, per la quale feci attività nell’ultimo anno di liceo, preso in mezzo tra i fascisti della scuola e i miei vecchi amici del movimento. Poi mi fu proposto di entrare nella segreteria della Fgci romana nel 1972. 

Ma la parte più interessante dell’intervista è quella sul futuro. Sul futuro dell’Italia, sul futuro del Pd. Ad un certo punto Fabrizio Barca entra nel tema della democrazia deliberativa.

Prendiamo il Pd. Ha seimila unità territoriali: potrebbe metterle in Rete. Ogni associato che realizza iniziative con il partito caricherebbe la descrizione della sua attività volontaria, dei progetti ai quali partecipa e dei loro esiti, come avviene nelle grandi organizzazioni di volontariato, per esempio Amnesty International. È la mobilitazione cognitiva. Molti amici e compagni del Pd raccontano le loro esperienze su Facebook, ma è assurdo che non abbiano uno spazio organizzato dal partito in cui condividerle. Ne abbiamo parlato spesso girando per i circoli. Con la Rete puoi scoprire che ci sono altre persone che hanno già risolto i problemi che ti stai ponendo. E poi la Rete è il luogo dove il partito, un partito che sprona lo stato, deve pretendere che lo stato descriva i suoi obiettivi e i suoi risultati, con dati intellegibili e scaricabili da tutti. Questo è il partito palestra, il partito che lavora per progetti, costruendo attorno a essi coalizioni con le associazioni caparbiamente indipendenti che animano la nostra società, il partito che ricostruisce un rapporto con i tecnici, le intelligenze del mondo del lavoro, gli intellettuali, il partito della contemporaneità che ho in testa. Il segretario che eleggeremo ha la sfida di costruire uno spazio per iniziare a realizzarlo.

Più avanti, nella “rilettura” della sua “Memoria”, Barca esplicita i convincimenti, o meglio i “quattro pilastri” su cui costruire un partito di sinistra:

Eguaglianza, pace, cultura e avanzamento sociale. L’eguaglianza delle opportunità della persona, la sua libertà sostanziale di mirare agli obiettivi che considera di valore nelle molteplici dimensioni della propria vita, è compito primario della politica. Va perseguita attraverso l’azione pubblica di produzione di beni collettivi, la costruzione di una piena cittadinanza europea fondata sull’integrazione politica e di bilancio dell’Ue, l’azione internazionale per la pace e la giustizia, la promozione della cultura come essenziale sfida umana, la sollecitazione di un continuo avanzamento sociale incentrato sulla diffusione della conoscenza e sulla promozione di nuovi bisogni, che indirizzino anche il mercato.
Lavoro, concorrenza e regolazione per riequilibrare la gerarchia sociale e innovare. Le separazioni fondamentali del capitalismo, fra capitale e lavoro e fra risparmio e controllo del capitale, fonti della sua peculiare capacità innovativa e di conflitto, richiedono un nuovo presidio, essendo le soluzioni dell’ultimo trentennio responsabili della crisi in atto. Tutela del lavoro e della sua voce (anche nel partito), istruzione e promozione della ricerca, tutela della concorrenza, regolazione nazionale, europea e internazionale della finanza, azione pubblica per contrastare il ciclo economico, per la piena occupazione e per destabilizzare
equilibri locali di rendita e sottosviluppo sono necessari per produrre innovazione diffusa, promuovere lo “sviluppo armonico” e rimescolare di continuo la gerarchia sociale, condizione di eguaglianza.
Libertà delle persone nella relazione con gli altri e con l’ecosistema. Ruolo delle donne, apertura ai temi di genere, consapevolezza dell’ecosistema, nuove opzioni tecnologiche, rischi di manipolazione mercantile di tali opzioni sfidano pratiche e convincimenti sedimentati, richiedono soluzioni nuove nel conciliare libertà personale e relazione con gli altri e invitano a cercarle attraverso un confronto pubblico e aperto (nella società e nel partito) che riconosca pluralismo, posizioni minoritarie e provvisorietà delle sintesi. Alcune importanti convergenze sono già possibili: su parità dei diritti di ogni coppia e anticipazione delle proprie volontà di cura/non-cura. Mentre si dischiudono nuovi beni comuni (nelle interrelazioni della natura) da governare con azioni pubbliche o collettive a carattere
innovativo.
Partecipazione come fine in sé e fonte di conoscenza. La partecipazione alle decisioni pubbliche (e all’agenda delle priorità) da parte di chi le attua e di chi ne beneficia, attraverso un processo di valutazione pubblica informata, imparziale, accesa e aperta, è al tempo stesso parte essenziale della qualità della vita che quelle decisioni influenzano (…). Compito del partito è promuovere questa partecipazione.

Ad ultimo, ma il libro vale davvero la pena di essere letto dall’inizio alla fine, e condiviso, una riflessione divenuta d’attualità nel dibattito congressuale di questi giorni.

La separazione del partito dallo stato richiede che nessun incarico di governo o amministrazione (da quello di presidente del Consiglio a quello di assessore comunale) sia compatibile con ruoli dirigenziali nel partito. Il passaggio dal secondo al primo ruolo resterebbe comune, ma il ricambio dirigenziale dovrebbe essere automatico. Va inoltre scongiurata con regole e controlli chiari l’assunzione da parte di dirigenti e iscritti di incarichi in enti pubblici quando il meccanismo selettivo non sia concorrenziale.

Chissà cosa ne pensa Matteo Renzi, che vuole fare il segretario del Pd continuando a fare il sindaco di Firenze?

disegno di Fulvio Ichestre
disegno di Fulvio Ichestre
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