Una imbarazzante sortita

Un deputato del M5S (citarne il nome sarebbe un insulto alla Storia di questo Paese, per cui mi taccio) in un emendamento presentato in commissione Cultura della Camera ha chiesto di cancellare l’attributo “socialista” per Giuseppe Di Vagno, il primo parlamentare italiano vittima del fascismo, e di rimpiazzare il termine “socialismo” con la demenziale perifrasi “cultura sociale, economica, ambientale”.

Dopo la pubblicazione di un pezzo al vetriolo di Michele Serra nella sua rubrica l’Amaca, che deve aver disturbato non poco la “modesta caratura culturale di parecchi eletti delle Cinque stelle“, un portavoce del MoVimento ha spiegato che quell’emendamento sarebbe stato scritto per fini esclusivamente ostruzionistici, allo scopo di impedire l’approvazione di una proposta di legge nella quale si prevede un aumento, per altro modesto, di risorse per la Fondazione Di Vagno. Come se questa giustificazione bastasse ad assolvere il deputato in questione, come se chiedere di rimpiazzare il termine “socialismo”  con una ridicola perifrasi fosse “solo” una goliardata.

Evidentemente nessun grillino è riuscito a capire che l’estensore dell’emendamento ha offeso e dileggiato la memoria di tanti italiani che in nome del socialismo e della libertà sono morti. L’assurdo è che quella caricatura di parlamentare siede a Montecitorio, là dove il “socialista” Matteotti ebbe a dire: “Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai“.

Rinnovo l’invito di Michele Serra:

Sarebbe molto bello che il M5S, in qualcuna delle sue misteriose forme di comunicazione verso il resto del mondo, chiedesse scusa per una così imbarazzante sortita. Distinguendosi così da un Razzi qualunque.

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