B., ovvero la rimozione della colpa

La nota dell’ufficio stampa del Quirinale non lascia adito a dubbi:

Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni.

Insomma il Presidente della Repubblica non concederà la grazia a Silvio Berlusconi motu proprio, come il padrone di Forza Italia aveva chiesto. Non credo ci sia molto da commentare. Giorgio Napolitano non tradirà la Costituzione e le leggi dello Stato.

L’aspetto inquietante della vicenda sta, invece, nell’atteggiamento e nelle parole di B.

Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di Stato quello che sta succedendo ad opera della sinistra in Parlamento. Partendo da una sentenza politica, che ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centro-destra il leader capace di vincere le elezioni, spianando così la strada alla conquista definitiva del potere da parte loro. Quindi io credo che la realtà valga su tutto, prevalga su qualunque opinione ed espressione.

L’auto assoluzione, l’evocazione del “colpo di Stato” e la minaccia di azioni e comportamenti di protesta oltre i limiti sanciti dalle istituzioni repubblicane, fa pensare ad una consapevole rimozione interiore dei reati commessi. In altri termini B. non riconosce le sentenze di condanna perché ha volutamente smarrito qualsiasi senso di colpa. Anche quando è stato costretto a riconoscere l’esistenza del crimine contestato, anche quando l’evidenza delle prove ha sovrastato qualsiasi ricostruzione alternativa, anche quando il sospetto di aver corrotto i testimoni è divenuto assordante, si è difeso continuando a dichiararsi “estraneo” ai fatti, innocente sempre e comunque.

Chiuso nei suoi bunker, circondato da personaggi sempre pronti ad assecondarlo e consigliarlo, spaventato dall’idea che qualche procura possa, dopo la decadenza, spiccare nei suoi confronti un mandato di cattura, B. ha intimamente alterato la realtà a suo uso e consumo.

A furia di rappresentarsi come vittima di una congiura politica tesa a toglierlo di mezzo, ha finito quasi per perdere contatto con il ruolo avuto negli eventi contestati e per il quale ha subito condanne, smarrendone la memoria nelle trame delle strategie difensive di Niccolò Ghedini. La maschera è divenuta volto, la finzione si è tramutata in verità.

Non può esserci pentimento, là dove non c’è rimorso e accettazione della pena. In questo senso B. è portatore di un male profondo e socialmente condiviso: la non volontà, ovvero il deliberato rifiuto, di elaborare gli eventi e gli accadimenti della propria vita, la scelta di perdersi nella menzogna, piuttosto che avere il coraggio di riconoscere la colpa.

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