La sinistra non è morta!

“Questa non è la fine della sinistra ma di un gruppo dirigente della sinistra. Noi stiamo cambiando i  giocatori, non stiamo andando dall’altra parte del campo!”, l’ha detto Matteo Renzi ieri sera. Il nuovo segretario del Pd ha ragione: la sinistra non è morta, altrimenti non ci sarebbero state le file ai gazebo, non ci sarebbe stata la passione che ha caratterizzato la campagna per le primarie, non sarebbe stato possibile “aprire” nuovi spazi là dove sembrava fosse possibile anche solo ipotizzarne l’esistenza.

La sinistra non è morta, ma quel “cambio di giocatori” ne muterà la fisionomia. Quella che scenderà in campo nei prossimi mesi sarà proprio un’altra squadra. Diversi i giocatori, diversi i moduli, diverse anche le maglie. Del Pd di Walter Veltroni c’è rimasto solo il nome. In un certo senso è come se il Pd fosse stato rifondato.

Gli elementi di novità sono sostanzialmente tre.

La “componente” proveniente dal PCI è stata archiviata per manifesta inadeguatezza (restano frange sparse e, al momento, divise). In un certo senso si può dire che gli elettori l’hanno seguita fiduciosi fino all’ultima sconfitta. Poi hanno smesso di crederci.

La “componente” popolare non se la passa meglio. Renzi la archivierà presto perché lui è un’altra cosa. Può piacere, o non piacere, ma nei fatti il sindaco di Firenze rappresenta una mutazione sostanziale rispetto al vecchio popolarismo confluito prima nella Margherita e poi nel Pd. Anche là restano frange sparse, saltate per tempo sul carro del vincitore, ma non credo che avranno troppi spazi di manovra.

C’è uno spazio “nuovo” dentro il Pd ed è quello nato con la candidatura di Pippo Civati, uno spazio omogeneo, ma vivace e ricco di sfumature, destinato ad evolversi. A Roma, a tarda notte, con 155 seggi scrutinati su 196, Civati aveva il 20,7% Gianni Cuperlo, il 19,1%. Non è un risultato da poco se si pensa a quante “correnti” romane hanno appoggiato Cuperlo.

No! La sinistra non è morta! Ieri ne è iniziata la ricostruzione.

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