Grillo e la protesta dei forconi

Cerchiamo di capirci qualcosa.

A metà novembre i lavoratori dell’AMT di Genova iniziano uno sciopero selvaggio contro il Comune, intenzionato ad avviare una parziale privatizzazione dell’azienda partecipata. È uno sciopero duro. Nessun autobus autobus in circolazione, nessuna fascia oraria garantita. Nonostante i disagi una parte della cittadinanza solidarizza con i lavoratori. Il quarto giorno di sciopero, il 22 novembre, Beppe Grillo appare a Genova e partecipa al corteo di protesta. Nel post che pubblica in giornata sul suo blog usa il plurale:

Vogliamo salvaguardare il bene comune dei cittadini, guadagnato con il sudore della fronte dei nostri padri e dei nostri nonni.

Nel frattempo inizia con le liste di proscrizione dei giornalisti a suo giudizio ostili al M5S, redige un elenco di 150 abusivi in Parlamento #FuoriGliAbusivi e distribuisce conati di rabbia nel corso del raduno OLTRE – V3DAY.

All’inizio di dicembre inizia la “lotta” dei forconi. A Torino, accanto alle categorie produttive, commercianti e autotrasportatori, partecipano alla manifestazione, terminata con scontri e atti di violenza gratuita (negozianti intimiditi e minacciati perché non vogliono chiudere i loro esercizi in segno di solidarietà), gli ultras della Juventus e del Toro, manipoli di Forza Nuova Casa Pound,disoccupati di altri regioni e sbandatelli vari reclutati con il passaparola dei social. Durante la difficile giornata del 9 dicembre alcuni agenti di Polizia e Guardia di Finanza si tolgono il casco, anche per far scendere la tensione.

Beppe Grillo interpreta il gesto delle forze dell’ordine come un segnale di ribellione

Hanno guardato negli occhi i loro fratelli. È stato un grande gesto…

E, evocando le atmosfere che precedettero il colpo di Stato in Cile, incita Polizia, Carabinieri e, addirittura, l’Esercito a non difendere più “questi politici” e ad unirsi alla protesta. Già nel gennaio del 2010 Beppe Grillo aveva tentato di cavalcare la protesta dei forconi:

Il movimento dei Forconi non nasce dal nulla, ma dalla consapevolezza del fallimento dello Stato e dal rifiuto di fare la fine della Grecia dove i bambini vengono abbandonati a scuola dai genitori perché non riescono a sfamarli.

Ma questa volta è andato ben oltre.

Negli atteggiamenti di Beppe Grillo, oltre ai sintomi di un disordine mentale, collegato a usi e abusi vari, si legge l’adesione a quella visione un po’ mistica, un po’ catastrofista tanto cara a Gianroberto Casaleggio, quello strano culto di Gaia ben rappresentato in un video della Casaleggio Associati.

Tuttavia sembra prevalere il tentativo di cavalcare le proteste, di alimentarne il fuoco. L’altro convitato di pietra, preoccupato per la possibilità di finire in galera e pronto a tutto pur arrivare al voto. cerca e ottiene un incontro con i “camionisti” (incontro poi annullato da B., dopo le polemiche suscitate). Intanto si dedica alla strana relazione con il “filofoso” Paolo Becchi, sollecitandone l’ego come solo lui sa fare, con l’intento di arrivare al cuore del leader dei Cinque Stelle per siglare un accordo finalizzato a minare l’esecutivo.

Per sostenerne gli sforzi Il Giornale sfiora il patetico:

Più forconi per tutti. La rivolta pacifica. Si allarga la protesta dell’Italia disperata. Ma il Palazzo è sordo. Berlusconi a Letta: ricevili subito. E i poliziotti: è vero, stiamo con loro

Il disagio che vaga nel Paese è innegabile. L’impoverimento diffuso delle fasce più deboli, colpite dalla crisi, è un dato certo. L’incapacità della politica di rispondere alla domanda di Uguaglianza, Lavoro e Giustizia della gente è un altro elemento altrettanto evidente. Ma i fatti di Torino, Milano, Savona, Napoli, Catania e Cagliari non rappresentano l’inizio di una inarrestabile rivoluzione. Si tratta di fuochi destinati a spegnersi dopo aver consumato il poco combustibile presente, perché il “popolo”, quello vero, al momento non c’è.

C’è, invece, dentro la protesta dei “forconi”, qualche collegamento con le organizzazioni criminali. Per ora si tratta solo di sparute presenze, ma prima di incitare la gente a scendere in piazza sarebbe meglio capire con chi si ha a che fare, tant’è che gli studenti ed i disoccupati di Genova hanno voluto precisare di non avere nessun legame con i “forconi”.

Insomma, c’è una protesta “giusta” e tanti, troppi, tentativi di strumentalizzazione. La strada per cambiare davvero è un’altra e passa inevitabilmente attraverso il “ritorno” della politica. Tutto il resto è solo un pericoloso tentativo di lasciare il Paese in mezzo al guado.

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