L’Aquila, tra la “zona rossa” e la chiesa delle Anime Sante

La zona rossa by @thefrenchbo

La zona rossa a L’Aquila, un cunicolo di vie, piazzette e viuzze, transennate è ancora lì.

Se riesci ad accedere, anche solo per pochi metri eludendo la sorveglianza delle jeep militari, ti rendi immediatamente conto di quanto c’è ancora da fare, anche se rispetto al 2010 c’è una parvenza di ordine, meno cumuli di  macerie, meno silenzio inquietante nei vicoli.

Le botteghe, i negozi, il cinema, i locali del vecchio centro storico sono ancora picchettati, pericolanti e disabitati, la desolazione è interrotta dalla presenza di uomini issati su elevatori, operai con le scale in spalla e dal rumore delle macchine per l’edilizia. Nonostante l’ora tarda del pomeriggio, il centro storico è un cantiere in movimento.

A piazza Duomo accanto alla Chiesa delle Anime Sante, stanno allestendo il palco per un comizio.

Impressiona ancora l’orologio sotto i portici della piazza fermo alle tre meno un quarto. Il sisma di magnitudo 6,3 del 6 aprile 2009 c’è stato alle 3,32, probabilmente era mal regolato.

Un manifesto ricorda i 309 morti del terremoto, più di 1600 i feriti, 65.000 gli sfollati.

L’eccesso di burocrazia e di certo anche la corruzione, hanno rallentato il processo di ricostruzione. I troppi regolamenti hanno generato complicazioni, ritardi sul recupero degli immobili a rischio fuori e dentro il centro storico della città. Per non parlare poi dei contributi e finanziamenti erogati a singhiozzo.  

 

Foto e commenti di @thefrenchbo

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