Oltre le “battute” niente…

Ha detto Matteo Renzi il giorno del suo compleanno, festeggiato all’Osteria d’Oltrarno:

Enrico non si fida di me, gliel’ho detto l’altro giorno. Ma sbaglia. Io le cose le dico in faccia. E sono le stesse che dico in pubblico: non uso due registri diversi. Impareremo a conoscerci. Ma ora è importante finalmente mantenere gli impegni e realizzare le promesse.

La risposta di Enrico Letta arriva da Città del Messico:

Invece io di Matteo mi fido e sono convinto che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene insieme.

Insomma: “Non si fida”, “No! Mi fido”, ma che dibattito è? E soprattutto dov’è la novità? Francamente lo scambio di battute è poco originale, oltre che scarsamente interessante, ma la politica italiana è ormai scambio di battute, piuttosto che scambio di idee.

Vorrei presentarmi come capolista in tutte le circoscrizioni per le europee“, ha detto B., tornando dal momentaneo oblio. “Spero si possa candidare”, gli ha fatto eco Angelino Alfano. Entrambi sanno che un pregiudicato non è candidabile, eppure non hanno resistito alla tentazione di rilasciare dichiarazioni sul nulla.

Al prossimo leghista che toccheranno, nel giro di dodici ore, non solo noi, ma mille, duemila, diecimila persone pacifiche ma non tanto si muoveranno e allora qualcuno dovrà avere paura”, ha gridato dal palco davanti la prefettura di Torino Matteo Salvini, forse per incoraggiare il centinaio di militanti accorsi a difendere Roberto Cota, divenuto dopo la sentenza del TAR un presidente abusivo. La presunzione e l’arroganza del celodurismo sembrano andare ancora di moda nei raduni della lega, anche se Salvini sa bene che il “sogno” della macro regione si è ormai dissolto tra appropriazioni indebite e mutande verdi.

Viene da pensare che le “battute” nascondano chissà quali intenti e su questo argomento i notisti politici riempiono di chiacchiericcio inutile le pagine dei giornali. Ma il dramma vero è che la politica qui da noi si fa con le battute perché oltre a quelle c’è poco o niente.

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