Qualche appunto sulla legge elettorale che verrà

disegno di Fulvio Ichestre
disegno di Fulvio Ichestre

Con il passare delle ore si capisce che il modello elettorale di riferimento, quello spagnolo, sarà molto corretto. Anzi saranno talmente tante le modifiche che alla fine diventarà tutta un’altra cosa.

Il sistema sarà quello proporzionale a turno unico con liste bloccate corte: da un minimo di 4 e un massimo di 6 candidati. I collegi dovrebbero essere più ampi rispetto a quelli spagnoli, ma con liste ristrette e con la ripartizione nazionale dei seggi. I seggi si dovrebbero attribuire scegliendo i migliori risultati di ogni lista nelle varie circoscrizioni. In Spagna quelli sotto il 3 per cento vanno perduti, mentre la futura legge elettorale italiana potrebbe prevedere un recupero a livello nazionale, attenuando così l’effetto maggioritario.

Le soglie di sbarramento dovrebbero essere due: il 5% per chi si presenta in coalizione, l’8% per le liste singole.

Il premio di maggioranza del 15% andrebbe solo a chi raggiungerà la soglia minima del 35% dei voti. 

Se nessuna coalizione dovesse raggiungere il 35% a livello nazionale, i voti verrebbero ripartiti proporzionalmente in base ai risultati raggiunti da ciascun partito e da ciascuna coalizione (leggi l’articolo:  Sbarramento, premio e proporzionale le ipotesi sulla nuova legge elettorale).

L’iter si annuncia complesso. Forza Italia non rinuncerà alla soglia di sbarramento dell’8% da imporre alle liste singole per vincolare la Lega a un accordo. I centristi, invece, tenteranno di far scendere la soglia al 4%. Sul premio di maggioranza la soglia potrebbe salire al 40%. Addirittura potrebbero essere previste due soglie e due diversi premi di maggioranza. Insomma i compromessi nel passaggio in Aula per l’approvazione potranno essere molti e, considerando anche la riforma del titolo V della Costituzione e l’abolizione del Senato, i tempi previsti si annunciano lunghi.

Se così sarà il Governo Letta andrà avanti per tutto il 2015 mentre il parlamento lavora sulle riforme. Il prossimo passaggio per capire come si evolverà la situazione sarà la direzione del PD di lunedì. Oggi Renzi va da Bersani per convincerlo.

Nel frattempo è prevedibile che B., concorderà con Angelino Alfano alcune garanzie indispensabili alla sopravvivenza del NCD.

Ad ogni modo, dopo l’incontro #renziberlusconi, la situazione di immobilismo, caratterizzata da chiacchiere inutili e veti incrociati, che bloccava ogni possibilità di riforma sembrerebbe essersi sbloccata.

Dentro e fuori il Pd continuano a svilupparsi critiche, spesso feroci, nei confronti di Matteo Renzi. Utilizzare il termine “sintonia” per descrivere il colloquio con un pregiudicato non è stato il massimo, occorre ammetterlo. Tuttavia, come Civati, io “credo che il tentativo del segretario del Pd sia stato giusto, al di là del metodo, delle parole e delle modalità, e penso che si debba andare fino in fondo“.

Quando Berlusconi venne condannato definitivamente, quasi nessuno, oltre al vostro affezionatissimo, fece una piega. Siamo rimasti al governo con lui, abbiamo tolto l’Imu come lui ci chiedeva di fare, e abbiamo soprattutto avviato il percorso di riforma costituzionale con lui.

Scusate se ve lo chiedo: ma che senso ha scandalizzarsi ora? Piuttosto pretendiamo dal segretario del Pd un coinvolgimento della base, una consultazione allargata per raccogliere umori e idee. Restare a discutere di icone violate non serve. Perché la Storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione.

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