Italicum, Verdinum, Bastardellum o Consultellum?

Ieri B., evidentemente stanco di preoccuparsi per i chili di troppo di Giovanni Toti, ha rivendicato la paternità delle proposte di modifica della legge elettorale e del sistema istituzionale:

Le riforme alle quali si lavora in queste ore non sono le riforme di Renzi, sono le nostre stesse riforme volute fin dalla nostra discesa in campo vent’anni fa.

Ben conoscendo il modus operandi del Caimano viene da pensare che la rivendicazione non sia da ritenersi una buona notizia per l’iter, già abbastanza irto di ostacoli, dell’Italicum.

Il nome proposto da Matteo Renzi non è piaciuto a Giovanni Sartori. Ha scritto che gli ricorda più un treno che un sistema elettorale e così oggi, l’ideatore dei due nomignoli che hanno accompagnato gli ultimi venti anni di storia italica, Mattarellum e Porcellum, ha lanciato la sua proposta dalle colonne de Il Corriere della Sera:

Al momento proporrei Bastardellum . Ma si intende che si può trovare di meglio.

VERDINI (1)

Dopo aver disegnato, per il suo blog, l’abbondante toupee di Denis Verdini, Fulvio Ichestre, nel porre una domanda sulla quale, credo, in molti si stanno interrogando, ha avanzato la sua proposta:

Ma insomma questo Verdinum passa o resta?

Il segretario del Pd, nell’ultimo cinguettio ha rinunciato a definire la proposta con una etichetta e si è accontentato di chiamarla “legge elettorale”:

renzi

Intanto Nichi Vendola, concludendo il congresso di Sel, non è stato molto tenero con il segretario del Pd:

Caro Matteo hai sbagliato a non venire al nostro congresso. Avresti trovato un popolo attento alle ferite della democrazia.

E poi, tornando sull’incontro #renziberlusconi:

Caro Matteo, non dovevi dargli questo agio di tornare in cattedra. Per questo siamo arrabbiati.

Al di là dei malumori del Governatore della Puglia, sembra che ci sarà bisogno di molte altre trattative prima di poter scrivere una proposta di legge elettorale sulla quale ottenere un consenso ampio.

Angelino Alfano, ormai divenuto l’impavido “paladino delle preferenze”, sbraita e minaccia il Governo, ponendo un “prima” e un “dopo”:

Ora presentiamo l’emendamento sulle preferenze, poi proporremo al Pd un contratto di governo per l’emergenza lavoro. E nel 2015 si potrà andare a votare.

La minoranza interna al Pd, uscita battuta dal congresso, qualche sintonia con Angelino Alfano (ovvero con Enrico Letta) sembra averla. Intanto via le liste bloccate, meglio 630 collegi con un solo candidato per partito o coalizione, e ripartizione proporzionale dei seggi. Poi premio di maggioranza a chi supera il 40% (ora è il 35%). Infine abbassare dall’8 al 5% lo sbarramento per i partiti che volessero presentarsi fuori dalle alleanze.

La domanda sorge spontanea: con tutti questi “mal di pancia” quanti saranno i franchi tiratori se non si dovesse trovare (come sembra probabile) un accordo?

Su una cosa però Matteo Renzi potrebbe avere ragione. Se la trattativa salta si va al voto (a maggio?) con il Consultellum (la legge reintrodotta per sentenza dalla Consulta e basata sul proporzionale puro).

Ma siamo davvero sicuri che a quel punto gli italiani (stanchi di trame e inciuci, disorientati dalla solita confusione e sull’orlo di una crisi di nervi per le tante malefatte che continuano a venire fuori) lo consacreranno Premier?

Annunci