Il vecchio venditore di tappeti e il giovane sindaco decisionista

PROONDASINTONIAB. è un “venditore” di talento e l’oggetto che riesce a piazzare meglio è se stesso. Se pensate che le foto pubblicate su The Sunday Times Magazine (quelle in cui appare con tanto di rughe) siano il frutto di una “imboscata” siete completamente fuori strada. Non potendo competere sul piano della giovinezza con il sindaco di Firenze, B. punta sull’elettorato over 60.

Io sono più vecchio e più vero. E non ho paura di mostrami così.

Insomma B. ha iniziato la sua partita a dama con l’avversario e Matteo Renzi ha già perso un pezzo quando, quasi per giustificarsi, ha affermato che non dipende da lui se nella proposta di legge elettorale il sistema delle preferenze non è stato introdotto, perché ha ammesso di non averlo saputo difendere. Insomma ha dato l’impressione che l’altro sa giocare meglio di lui.

Anche la decisione di accettare l’incontro nella sede del Pd è stata una mossa vincente. I venditori di talento non temono di andare a casa dei potenziali clienti, anzi fanno di tutto per farlo. B. ha dato l’impressione al suo elettorato di aver realizzato una buona vendita, Renzi si è ritrovato una rivolta interna.

Ma non è finita! Ieri Renato Brunetta, intervistato da Lucia Annunziata, a proposito dell’iter in Parlamento della legge elettorale ha detto:

Credo che si arriverà a una soluzione, Se però così non dovesse essere allora il Governo cadrà già domani sera.

In altri termini B. ha giocato – attraverso Brunetta – la mossa dell’accelerazione, non solo per dimostrare di essere il vero deus ex machina di tutta l’operazione (già nei giorno scorsi aveva rivendicato la paternità delle riforme), ma soprattutto per far esplodere le contraddizioni interne al Pd. Così se le riforme non passeranno la colpa ricadrà sul Pd e sul suo segretario, al momento l’avversario più pericoloso per B.

Nel frattempo Matteo Renzi minaccia i dissidenti del Pd.

Se non si fa la riforma andiamo subito a votare perché il Parlamento dimostrerà di essere inaffidabile.

Chiama al riscatto dalla brutta pagina dell’elezione del presidente della Repubblica e lascia intravedere l’avvio di una “stagione costituente” che potrebbe arrivare, con questa legislatura, fino al 2018. Insomma il bastone e la carota.

Renzi continua a perseguire – sul piano della comunicazione – il modello decisionista. Quel suo continuo “prendere o lasciare” (così ha presentato alla direzione del Pd i risultati dell’incontro con B.) non solo accentua le spaccature interne al Pd, ma allontana il “popolo della sinistra”. E senza il “popolo della sinistra” il candidato premier del Pd le elezioni non le vince.

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