Commentando due tweet cancellati

Nella rete, anche quando poi ci si  affretta a cancellare quello che si è scritto, per sopravvenuti ripensamenti, è difficile non lasciare tracce. C’è sempre qualcuno che “ritaglia” e “conserva”.

È accaduto anche ieri.

Poco dopo l’intervento di Laura Boldrini a Che tempo che fa sul profilo della presidente della Camera sarebbe apparso questo messaggio (lo screen shot del tweet è stato ripreso in rete da Claudio Messora, responsabile della comunicazione del M5S ):

laura

Ma è durato poco, perché sarebbe stato cancellato quasi subito. La stessa cosa è accaduta al tweet firmato dallo stesso Claudio Messora:

messora

Insomma, entrambi i cinguettii sarebbero “spariti” poco dopo essere stati emessi.

In qualche modo è come se stessimo “parlando” di frasi sfuggite e poi “ritirate”. Diciamo subito che – dal punto di vista della comunicazione – si è trattato in entrambi i casi di un autogol. Occorrerebbe “pensare” prima di “scrivere”. La risposta di Claudio Messora sta alla comunicazione come un elefante in una cristalleria. Poi si è scusato, ma a che serve scrivere “non era mia intenzione” quando hai deliberatamente avuto un comportamento da cafone?

messora1

Non è finita! La cosa che mi ha davvero colpito sono stati quelli che hanno ritwittato le sue scuse. Ragazzi, ma che senso ha ritwittare le scuse di un altro? Illuminatemi perché a me sfugge!

A Messora, poi, visto che vuole tornare a parlare di contenuti, consiglio di leggere quello che ha scritto Marina Terragni:

un’avventura politica che continua a nutrirsi di odio, di rabbia e di cattivi sentimenti, che insiste nel parlare alla pancia, che accompagna il suo legittimo percorso con manifestazioni di barbarie – la misoginia violenta è sempre un’indizio di arretratezza civile – non può che avere due esiti: la perdita di consensi e il fallimento dell’impresa; o, in alternativa, la deriva fascistica e antidemocratica.

Tuttavia, anche il tweet di Laura Boldrini appare eccessivo. I “potenziali stupratori” (prendendo per buona la definizione) non frequentano solo il blog di Beppe Grillo, ma si aggirano un po’ ovunque nella rete. A mio avviso, più che di stupratori in procinto di realizzare pulsioni tragiche, si tratta di individui disorientati, provenienti da ceti sociali allo sbando.

Ilvo Diamanti scrive oggi su la Repubblica, in un pezzo titolato  La fine dell’Italia del ceto medio:

È il declino dell’Italia media e cetomedizzata. Segna il brusco risveglio dal “sogno italiano” interpretato dal berlusconismo. Poter diventare tutti padroni (almeno, di se stessi). Ciascuno nel proprio piccolo (o nel proprio grande). Mentre le questioni territoriali sembrano svanire. E si sente parlare sempre meno della Questione Settentrionale, ma anche di quella Meridionale.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, si afferma una forza politica, i cui consensi sono distribuiti in modo omogeneo in tutto il territorio italiano. Alimentati e unificati dalla sfiducia verso lo Stato e verso la politica. E dalla delusione sociale. Non è un caso che, tra le principali forze politiche, il M5s sia quella dove si osserva la maggiore quota di elettori che si identificano con i ceti più bassi (quasi il 60%) e, per contro, la minore quota di chi si sente ceto medio (39%).

In quei commenti osceni alberga frustrazione, rabbia e anche ignoranza, (la piccola borghesia italica ha sempre confuso l’istruzione con la cultura, l’accumulo di nozioni con la consapevolezza). Sentimenti legati all’incapacità di sognare un’Italia diversa, di vincere le ataviche paure, di concepire un futuro condiviso. Sentimenti provocati dal declino della politica, dalla deriva delle istituzioni, dal trionfo degli egoismi della casta.

A me preoccupa la disgregazione sociale e l’indebolimento di quel sistema valoriale, senza il quale viene meno l’idea stessa della convivenza. La politica deve cambiare passo, su questo non c’è alcun dubbio. Non basta qualche faccia nuova, occorrono idee e progetti, occorre capacità di realizzare un’Italia dove il “bene comune” viene sempre prima degli interessi di parte. Gli imbroglioni e i ladri vanno individuati, perseguiti e condannati.

Tuttavia le istituzioni non possono restare indifferenti di fronte allo sfascio deliberato delle regole democratiche. Qui non è in discussione il rispetto della pluralità delle idee, il diritto di critica e le garanzie delle opposizioni. Qui si tratta di impedire l’uso dell’aggressione, dell’intimidazione e dell’insulto come forma di lotta politica.

AGGIORNAMENTO

Secondo il quotidiano la Repubblica lo staff della Boldrini smentisce di aver mai scritto questo tweet. Quelle riportate nel presunto tweet del Presidente della Camera sono, pressapoco, le parole pronunciate da Laura Boldrini a Che tempo che fa. Ecco il testo letterale:

Quella era istigazione alla violenza. Il 90% di quei commenti sono a sfondo sessista. Chi segue questo blog, chi partecipa a questi sondaggi non ha interesse al confronto ma a offendere e umiliare. Questi sono tutti potenziali stupratori. La gran parte di questi che hanno commentato lasciavano suggerire questa ipotesi.

Se però, come sembra, il tweet è un falso, resta un fatto grave e l’averlo diffuso si configura come una intimidazione. Credo, quindi, sia importante capire chi lo ha scritto e perché! Qui trovate una prima inchiesta.

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