A proposito di Tsipras (2)

Ancora Pippo Civati su Alexis Tsipras (con una risposta a Barbara Spinelli)

Ho proposto una riflessione aperta a tutto il centrosinistra su Alexis Tsipras. Politici compresi (quelli che dalla lista sono esclusi per statuto, una scelta un po’ grillina, che mi ha sorpreso più di altre cose: i politici possono sostenerla ma non posso candidarsi). E mi riferisco anche ai politici che non fanno parte della sinistra che non si vuole alleare con il centrosinistra (non capisco perché qualcuno si sia offeso, ho solo citato figure irriducibili agli accordi con la sinistra che vuole andare al governo, sulla base di esperienze note a tutti, dagli anni Novanta all’altro ieri).

Barbara Spinelli mi ha scritto e mi fa molto piacere, dicendo che se non l’ha fatto prima è perché pensa che io non intenda aderire alla lista. È un po’ curioso dire così (ci si può confrontare anche con chi non aderisce, anche perché prima che ci sia la lista è un po’ difficile valutare come potrà essere), ma non me la prendo di certo, tanta è la stima per Spinelli, e spero che sia la prima di molte lettere e l’avvio di molti scambi tra di noi.

Non capisco, leggendo la sua risposta, dove si collocherebbero gli eletti della lista: non con il Pse (è vietato), né con Gue (non è tassativo). Non capisco nemmeno che senso abbia costituire una lista che non si schiera dichiaratamente nel Parlamento europeo. Né cosa faccia Sel in una lista in cui non ci devono essere esponenti di Sel o se Sel si presenterà comunque alle Europee con i politici di Sel e non nella lista Tsipras-Spinelli (questo però non riguarda Spinelli, ma Vendola).

Mi sorprende che, a parte Spinelli nelle prime righe della sua risposta, tutti quelli che mi hanno scritto abbiano volutamente evitato di raccogliere il vero significato del post. Che era quello di estendere la discussione, con parole mie e con parole di Tsipras, richiamate nel post scriptum. Certo, sono preoccupato delle divisioni a sinistra, da sempre foriere di sventura e fino a prova contraria molto pericolose anche per il futuro. Ma sono molto più interessato a che la questione politica sia raccolta anche dal Pd e da chi in questo momento governa il Paese. Questo era il cuore della mia riflessione, che forse andrebbe letta con maggiore spirito di apertura.

Non è una posizione comoda, la mia, come scrive qualcuno. Anzi. È una posizione che è pura tensione politica. Perché se il Pd non dovesse raccogliere questa sfida sarebbe un problema ben più grande per la politica italiana delle incomprensioni tra i promotori della lista Tsipras e il vostro affezionatissimo. E sarebbe un problema clamoroso per chi come me pensa che la linea del Pd sull’Europa debba cambiare, come scrivevo diffusamente.

Non è nemmeno una posizione velleitaria, facile accusa che mi si rivolge con un sovrappiù di ironia: pensare di far nascere una nuova forza politica in grado, da zero a cento, di mutare le politiche europee da sinistra, ebbene è un compito che non definirei meno velleitario di quello di provare a cambiare la posizione del Pd (e del Pse) sull’austerità. Anche perché, se non si dà l’obiettivo di mutare l’europeismo del Pse, e specularmente di mitigare l’antieuropeismo del Gue, il compito di questa nuova forza guidata da Alexis Tsipras diventa ancora più improbabile.

La “divisione del lavoro”, argomento notissimo a sinistra, ha funzionato raramente e ha portato a più confusione e anche a più moderazione, purtroppo.

Come sempre, non ci guadagno niente dicendo così: non sono di moda. Basti pensare che alcuni tra coloro che alle primarie salutavano con favore la vittoria di Renzi ora si schierano per Tsipras. Mi piacerebbe che si trovasse un modo politico per rendere meno effimeri (e controproducenti) questi endorsement. Per cambiare tutta la sinistra che si può e portarla al governo, per una volta, con il consenso popolare. E con uno sguardo europeo, da cui tutto deve partire.

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